L’ecommerce in Italia, che ha nel Tempo libero, Turismo ed Elettronica di consumo i suoi settori trainanti continua la crescita in Italia.

A conferma del trend di espansione del settore giungono i dati contenuti nella ricerca realizzata dalla Casaleggio Associati su un campione oltre 3 mila aziende ecommerce italiane.

I Dati della crescite dell’ecommerce in Italia 

Le principali ragioni che spingono a comprare via web sono.

  1. Convenienza per il 75% degli acquirenti ecommerce italiani.
  2. Comodità (60%).
  3. Velocità di acquisto (44%).
  4. Possibilità di acquistare prodotti non reperibili nei negozi (39%).

Tante sono le aziende che ormai hanno ampliato il proprio business tramite il web, operandovi in maniera esclusiva o combinata con i canali distributivi più tradizionali. E inizia a farsi strada anche l’esigenza di valutare queste attività dal punto di vista economico. P

Per farlo sono spesso presi in esame alcuni indicatori chiave (sull’argomento leggi l’articolo  “sui numeri chiave di un ecommerce”) che si stanno standardizzando nel settore e che sono indicati nell’articolo intitolato “GLI ECONOMICS DELL’ECOMMERCE” pubblicato sull’Harvard Business Review Italia.

La valutazione economica degli Ecommerce

  • Costo di acquisizione del cliente. questo indicatore si ottiene dal rapporto tra gli investimenti pubblicitari sostenuti ed il numero di clienti nuovi acquisiti. Naturalmente, più si riesce a contenere il valore dell’acquisizione dei nuovi clienti, maggiore è l’efficacia degli strumenti di comunicazione utilizzati.
  • Tasso di conversione. oltre al costo di acquisizione cliente è importante valutare anche un secondo indicatore, quello che segnala l’efficienza del traffico e la capacità dell’azienda di trasformare un visitatore semplice in un cliente. Il tasso di conversione rappresenta la percentuale di clienti che realizzano un acquisto una volta giunti su un sito e-commerce. Si stima che l’1% circa dei visitatori di un sito di ecommerce realizza un acquisto, con qualche differenza, anche sostanziale, tra i diversi comparti. Per le aziende del Turismo, infatti, la percentuale sale al 2,8%.
  • Ricavo totale del cliente. attualizzando gli acquisti futuri di ogni cliente è possibile identificare il livello di spesa che l’azienda può permettersi in termini di costo di acquisizione del cliente. Questo indicatore è strettamente legato allo scontrino medio e frequenza di acquisto. Il primo indicatore, inclusivo di ogni servizio accessorio, è un fattore importante, che più di altri differenzia i settori on line. Si va dagli oltre 300 euro per i comparti Assicurazioni, Casa e Arredamento e Turismo, ad Editoria e Centri Commerciali on line che nonostante gli scontrini a 2 cifre si dimostrano molto attenti all’incidenza dei costi di trasporto.
  • Giorni di capitale circolante netto. La situazione migliore si verifica quando il pagamento del fornitore avviene solo dopo l’incasso da parte dei clienti. In questo caso, infatti, non vi è alcuna esposizione da parte dell’azienda che opera via web, con un conseguente contenimento anche dei rischi imprenditoriali. Amazon paga, in media, 26 giorni dopo aver incassato.
  • Marginalità. ottimizzare la marginalità delle vendite on line attraverso il miglioramento degli indici economici chiave dell’ecommerce è prioritario per avere i prezzi migliori e acquisire il mercato rimanendo in utile.