Cerca

libro

titolo: Change&Coach®. Un approccio integrato all'eccellenza organizzativa

I nostri Partners

  • Ius&Web Informazione Giuridica
  • Weblegal - consulenza legale
  • IIM
  • Business World
  • Francoangeli
  • Scint
  • Temporary Management
  • Mercatoglobale
  • Elleccere
  • Morelli & Lippolis
  • mito4
  • Mymarketingnet
Sei in: Home / Web
Scrivici Segnala Commenta

Si vince solo con l'innovazione e il Network

10/10/2005

L'economista veneziano Enzo Rullani non è nuovo alle provocazioni culturali, ma quella che ha lanciato nei mesi scorsi al convegno sull'«Internazionalizzazione delle imprese e dei distretti industriali», promosso dalla Facoltà di Economia dell'Università di Urbino, merita di non passare inosservata. «Per noi - ha spiegato l'accademico della Ca' Foscari - la stagione del basso costo del lavoro è finita per sempre. Se vogliamo vincere la sfida competitiva di oggi e soprattutto di domani dobbiamo fare i conti con l'internazionalizzazione invisibile, che non è fatta solo di export e di investimenti diretti all'estero ma principalmente di conoscenza e, dunque, di reti di imprese e di investimenti in comunicazione, logistica, sistemi di garanzia verso il cliente. Non è allocando meglio fattori immobili ma propagando conoscenze da un luogo all'altro del mondo che la nuova internazionalizzazione crea valore. Le più dinamiche delle nostre medie imprese cominciano a incamminarsi su questa strada».

Questa è un'analisi controcorrente che Rullani ha presentato a seguito di un'ampia ricerca empirica condotta recentemente sulle medie aziende dei distretti di diverse aree e settori d'Italia. No alle suggestioni neoprotezionistiche . «Noi economisti di certezze ne abbiamo poche - ha subito messo in chiaro Gianfranco Viesti dell'Università di Bari - ma i dati dell'ultimo quinquennio ci dicono chiaramente che si è rotto il modello competitivo italiano. Non è il caso di intonare il de profundis del made in Italy ma è sicuramente l'ora di cambiare, senza però coltivare suggestioni neo-protezionistiche».

Ma tutto questo - si è chiesto Gaetano Maria Golinelli dell'Università "La Sapienza" di Roma - significa che è in crisi la formula dei distretti o che la loro attuale difficoltà è l'effetto di una crisi più ampia?

«Non dimentichiamo - gli ha risposto Giovanni Solinas dell'Università di Modena - che siamo di fronte a un evento epocale, come l'ingresso sulla scena economica internazionale di Cina e India, che rappresentano un terzo del mondo e che pongono nuovi problemi a tutti, e quindi ovviamente anche ai distretti, ma non solo a loro. Più che sognare nuove specializzazioni nell'hi-tech il problema di oggi è quello di aiutare i distretti a fare meglio quello che sanno già fare».

Al di là della diversità delle analisi e delle teorie, su un punto gli economisti delle varie scuole concordano: non si può fare di tutta l’erba un fascio ed è ora di distinguere tra impresa e impresa, tra settore e settore, tra distretto e distretto. «Oggi - ha sostenuto Roberto Grandinetti dell'Università di Padova - la flotta dei distretti ha almeno due navi: una va ancora e l'altra sta affondando. Ma colpisce il fatto che i distretti che si difendono meglio sono quelli che hanno nel loro interno una molteplicità di formule e di modelli competitivi e soprattutto quelli che hanno saputo generare aziende leader nel mondo, come il distretto dell'occhialeria di Montebelluna, dove ormai ci sono quattro imprese medio-grandi, il cui dinamismo può mettere in forse gli equilibri del distretto stesso».

[vai all'archivio]

I commenti degli utenti

Non ci sono commenti.

[lascia un commento]

Leggi anche:

Nome (*)
Email (*)

Oggetto (*)
Commento (*)

Codice invio (*)

* campi obbligatori. L'email non verrà pubblicata.

E-mail del destinatario:



Il tuo nome:

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});