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L'e-commerce in Italia

16/03/2011

L'e-commerce in Italia

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In Italia l’e-commerce nel 2009 ha raggiunto un fatturato di 10,037 miliardi di euro con un’accelerazione su base annua del +58%. Nel 2008 valeva 6,365 miliardi di euro, nel 2007 4,868 miliardi di euro, nel 2006 3,286 miliardi di euro. Il tutto in un contesto di grande difficoltà dei canali distributivi tradizionali.

In un contesto complessivamente positivo non tutti i settori si sono mossi con gli stessi ritmi di crescita. Questo un breve riepilogo in base ai dati forniti dal Focus E-commerce 2010 di Casaleggio & Associati.
• TEMPO LIBERO +100% - La crescita di questo settore è andata oltre le previsioni grazie alla liberalizzazione del poker on line. E’ possibile che durante l’anno avvengano altre liberalizzazioni sempre nel mondo del gioco d’azzardo on line che darà ulteriore impulso al settore. Anche in assenza di ulteriori concessioni legislative il settore crescerà a tre cifre.
• EDITORIA +37% - L’editoria sta subendo una forte evoluzione. Dopo aver gestito la gamma meglio on line che in qualunque spazio fisico, quest’anno si confronterà con la digitalizzazione dei libri, della musica, dei film e dei giochi. Non a caso già lo scorso Natale (il giorno stesso) Amazon ha venduto più libri digitali per il suo Kindle che fisici. I nuovi modelli di business rivoluzioneranno il settore e gli attori che ne faranno parte.
• CASA E ARREDAMENTO +31% - Gli investimenti di Ikea non sembrano aver dato frutti se per il secondo anno dall’avvio del test di vendita in Lombardia l’azienda non ha ancora deciso di allargare il servizio a tutta Italia. Gli altri operatori crescono in volumi anche grazie all’assenza di altri operatori strutturati per un servizio adeguato di presentazione dell’offerta.
• MODA +23% - Il mercato della moda continua a vedere l’ingresso dei produttori di moda nel mercato e-commerce. Dopo aver visto le principali marche italiane di moda aprire alle vendite on line, tutte le altre società stanno seguendo l’esempio e vincendo le resistenze interne dovute alla paura di conflitti di canale distributivo.
• ELETTRONICA DI CONSUMO +22% - Il mercato continuerà a crescere a due cifre, tuttavia i margini ridotti e la concorrenza “legislativa” degli altri Paesi europei (es. IVA, tasse, …) darà ulteriore pressione ai margini di guadagno. I principali operatori proseguiranno quindi la strategia di offrire i loro servizi in white label ad altri. Inoltre ci saranno le prime sperimentazioni di acquisti via mobile.
• SALUTE E BELLEZZA +20% - Il mercato della salute e bellezza è pronto per i nuovi entranti. Dopo dieci anni in cui gli attori sono rimasti pochi e gli stessi, il 2010 vedrà l’apertura di alcune catene di negozi fisici posizionarsi anche sul servizio e-commerce. Tuttavia non ci saranno attori aggressivi sull’on line (in termini di prezzi e offerte) per via della gestione dei rapporti tra i diversi canali.
• ASSICURAZIONI +20% - Il mercato delle assicurazioni on line sembra essere tenuto come canale di efficientamento delle vendite dirette. L’espansione dell’offerta è ancora veicolata principalmente attraverso canali di terzi (es. assicurazioni di viaggio, di sport, …). Nel 2010 si vedranno i primi accordi delle assicurazioni con siti di terzi per integrare la loro offerta, come già oggi avviene con le compagnie aeree.
• ALIMENTARE + 16% - Il mercato alimentare continua a crescere in modo consistente sui prodotti tipici e cresce nel segmento dei supermercati solo grazie a Esselunga. Il settore dei supermercati on line è in attesa di un attore, forse estero, che svolga il ruolo di apripista sulla consegna a domicilio. Lo stesso ruolo che Ikea ha avuto nell’arredamento, Decathlon nel settore delle attrezzature sportive e Expedia in quello del turismo.
• TURISMO + 15% - Il turismo ha visto un disinvestimento del principale attore dello scorso anno, Expedia, che oggi ha accentrato le sedi decisionali europee tutte a Londra, ed ha ridotto fortemente gli investimenti pubblicitari. Alcuni fattori come il completamento della transizione ai biglietti aerei digitali e il prezzo dei voli in continua discesa hanno stabilizzato il fatturato di questo settore che crescerà sempre a due cifre ma sotto la media del mercato e-commerce.

Al di là dei numeri del mercato italiano è anche importante guardare al futuro cercando di individuare delle linee di sviluppo del mercato web. I prossimi 3/5 anni saranno caratterizzati da:
• CAMBIAMENTO CULTURALE: 11 dei 15 primari retailer operanti nel nostro Paese tra i più scettici verso l’e-commerce riconoscono il valore del canale online e hanno in cantiere investimenti su web.
• MULTICANALITA’: molti operatori guardano con interesse alle possibilità di ottenere informazioni preziose sulle abitudini di consumo dei clienti (un po’ come accade con le tradizionali carte fedeltà) o di comunicare a costi contenuti ed in maniera mirata iniziative e promozioni (es. i volantini online presenti sul sito Auchan, Mediaworld, ecc.).
• INTEGRAZIONE ON OFF LINE’: il web consente di attirare clienti presso i propri punti vendita (es. il servizio “Scegli e Ritira” per comprare sul web a prezzo speciale e ritirare presso il punto vendita) o di predisporre punti fisici di ritiro per abbattere i costi di spedizione (es. Bata evade gli ordini utilizzando i punti vendita più vicini al cliente che ha disponibile a scorta il prodotto richiesto).
• RICAVI PUBBLICITARI: in futuro potrebbero crescere i ricavi da raccolta pubblicitaria. I siti più visitati potrebbero utilizzare questo vantaggio competitivo, vista la marginalità spesso superiore rispetto a quella legata all’attività primaria. L’info-commerce può favorire la generazione di traffico e ricavi da advertising.
• MOBILE COMMERCE: molto interessante in prospettiva futura è l’implementazione di applicativi di mobile commerce per approfondire la relazione con i clienti in fase prima e dopo la vendita.

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I commenti degli utenti

Mahurin - 21 March 2011 - 14 :54

Per quanto riguarda IKEA lo sviluppo dell' e-commerce è stato volontariamente cassato dal vecchio nazista Kamprad che, ad onta di tutto l' ambientalismo di cui l' azienda vuole fare sfoggio a scopi puramente pubblicitari, preferisce che i clienti vadano sempre e comunque in negozio, con conseguente quota di inquinamento, al fine di indurli mal che vada all' acquisto d' impulso di bagatelle varie come peluche o accessori da 2/3 euri. Meditate ambientalisti innamorati di IKEA e delle menzogne che vi racconta, meditate !Saluti

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