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Brevetti: un costo più che un investimento in Italia

07/03/2011

Un importante indicatore per misurare la capacità innovativa di un Paese è rappresentato dal numero di brevetti depositati in ambito nazionale ed internazionale.

Il nostro Paese, proprio in questo campo, sembra stare più a guardare che agire da protagonista. Vediamo, in sintesi, alcuni numeri chiave.

I BREVETTI IN AMBITO MONDIALE - nel 2010, la lieve ripresa economica globale ha trovato conferma anche nell’andamento dei depositi realizzati. Secondo i dati diffusi dal World Intellectual Property Organisation, infatti, nel 2010, i depositi di brevetto sono aumentati del +4,8%, soprattutto grazie alla forte Cina che ha registrato un netto aumento (+56%). In termini assoluti, gli Usa rappresentano il Leader dei Paesi che depositano brevetti (44.855, con un calo del -1,7% rispetto al 2009), seguiti da Giappone, Cina e Corea. L’Italia occupa solo il 12° posto (2.632 richieste). In testa alla speciale classifica delle aziende che hanno depositato più brevetti troviamo Panasonic (2.154 domande), seguita dalla cinese Zte e dalla statunitense Qualcom. Ben 6 delle prime 10 aziende in classifica sono cinesi: la forza economica emergente di quest’area emerge chiaramente anche attraverso la lettura di questi numeri.

IL QUADRO EUROPEO – anche nel contesto europeo l’Italia sembra restare indietro. Il nostro Paese si colloca in ottava posizione, dietro Germania, Francia, Olanda e persino Svizzera. Nel 2010, i brevetti europei presentati dall’Italia sono stati 2.300, quasi il 40% in meno rispetto al 2009. E nello stesso arco temporale vi sono stati ben 25 mila brevetti tedeschi e 9 francesi. Le ragioni di questo evidente ritardo possono derivare da due ragioni principali:
1. il brevetto per le aziende italiano è spesso visto come un costo piuttosto che un investimento utile a crescere. I costi di deposito, in effetti, sono abbastanza onerosi: si va dai 1.500-4.000 per brevetti italiani, ai 4-30 mila per depositi europei fino a toccare quota 120-140 mila per quelli internazionali. Per evitare di sobbarcarsi di questi costi, alcune aziende preferiscono persino nascondere le proprie scoperte, lamentandosi quando si ritiene di essere stati copiati. La recente crisi non ha fatto altro che peggiorare questa situazione: “molte aziende italiane ricorda Maurizio Sarpi consulente brevetti accreditato EPOnon sono più in grado di investire in innovazione,ma tagliano perfino sulla conservazione della tutela della proprietà industriale quando il brevetto comincia la curva di obsolescenza”.
2. L’Italia investe poco in ricerca, circa l’1.2% del PIL, con il risultato di produrre poche idee originali, assai spesso in settori tradizionali, come la meccanica industriale e poco in settori in espansione come le biotecnologie.

LA SITUAZIONE ITALIANA –
l’ufficio italiano nel 2010 ha registrato 9.639 brevetti in linea con quelli registrati l’anno precedente ed in calo rispetto ai circa 10 mila del 2006. Dei depositi italiani, meno di un terzo è stato esteso anche all’Europa. Si tratta di una percentuale molto bassa che, se da un lato può dipendere dai costi, dall’altro deriva da una specificità tutta italiana. Le richieste di brevetto avanzate in Italia sono sottoposte ad una valutazione atta a verificare la sussistenza dei requisiti fondamentali. Alle domande di deposito in Europa, invece, segue una rigida selezione ed una ricerca di anteriorità che certifica l’effettiva originalità dell’innovazione. Quando l’esame  di merito verrà istituito anche in Italia, assai probabilmente si verificherà un ulteriore calo dei brevetti che, però, dovrebbero aumentare in qualità.

Per abbattere i costi di deposito in Europa si sta discutendo dell’istituzione di un deposito unico che farebbe scendere i scoti complessivi a quota 6 mila euro circa. Alcuni Paesi, come l’Italia e la Spagna, si oppongono perché le loro lingue non sono state inserite tra le ufficiali, come inglese, tedesco e francese.

Il Governo Italiano nel 2009 dichiarò di voler sostenere il deposito di brevetti tramite l’istituzione del Fondo Nazionale dell’Innovazione (www.sviluppoeconomico.gov.it) prevedendo uno stanziamento di 60 milioni di euro per co-finanziare progetti basati su idee innovative e sullo sfruttamento industriale del brevetti. Ad oggi il sito web di quel Fondo risulta aggiornato al 2009 e non precisa quali sono i beneficiari degli incentivi.

Il declino economico dell’Italia sulla scena internazionale trova anche nell’analisi dei trend dei brevetti una conferma. Peccato davvero per un Paese che è stato a lungo copiato nel mondo e che può vantare importanti inventori, del calibro di Benedetto Vigna (inventore del micro sensore di movimento tridimensionale della consolle Nintendo Wii), Leonardo Chiariglione (cui spetta la paternità di Mpeg e Mp3) e Catia Bastioli (che ha brevettato i sacchi di origine vegetale completamente biodegradabili).

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