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Italia: meno tecnologici, dunque meno competitivi

09/06/2011

Oggi più che mai la competitività di un sistema paese risente della capacità di sviluppo tecnologico. E l’Italia in questo campo resta indietro. Con il risultato, abbastanza scontato, di vedere la propria competitività, su scala mondiale, perdere colpi.

Sono questi gli esiti del World Competitiveness Yearbook, la classifica sulla competitività globale compilata annualmente, sin dal 1989, dall'IMD (International Institution for Management Development), Business School (Svizzera) e “IMD World Competitiveness Scoreboard 2011”.

Il Brasile, nonostante il boom economico, per la prima volta dal 2007, scende nella classifica del World competitiveness yearbook, perdendo 6 posizioni rispetto all’anno scorso, e collocandosi al 44esimo posto.


L'edizione 2011 del prefigura alcuni cambiamenti rilevanti nella classifica dei 59 paesi più avanzati a livello mondiale, indici di cambiamenti rilevanti dell'assetto globale nell'ambito della competitività in campo tecnologico.

Ai vertici della classifica troviamo poche novità: Hong Kong e U.S.A svettano in testa a pari merito, seguite da Singapore, Svezia, Svizzera, Taiwan. La Corea conquista 1 posizione, continuando la scalata cominciata nel 2010 (anno in cui è passata dal 27° posto al 23°), posizionandoti 22esima.

E l’Italia? Il nostro paese perde 2 posti, scivolando in 42esima posizione, dietro Portogallo e Filippine e molto indietro rispetto ad altri paesi europei concorrenti, come Germania (10°) e Francia (29°).

Sulla performance italiana il World Competitiveness Yearbook offre una lunga serie di indicatori, tra cui l'andamento del Prodotto interno lordo (2,051.3 milioni di dollari) e il suo scostamento rispetto all'anno precedente (+1,3%). Stando all'indice di performance economica, dopo il drastico crollo del 2010, con il passaggio da 47 a 33 punti, nel 2011 c’è stata una ripresa (+5 punti).

Analogamente, la competitività complessiva del sistema paese mostra, dopo il calo nel 2010 (in cui è sceso da 50 a 40), una prima ripresa (+ 2 punti). Cosa penalizza maggiormente il nostro Paese? Stando a Stéphane Garelli, managing director del World Economic Forum e direttore de Le Temps, il più diffuso giornale francese in Svizzera e Professore Ordinario della Imd School di Losanna l’Italia deve affrontare oggi un nodo molto importante: è necessario, per mantenere gli standard di vita attuali, puntare sul rilancio della competitività. Ovvero è necessario agire sul “gap infrastrutturale che blocca il paese”.
“Per l’Italia – spiega Garelli – che come anche altri Paesi europei ha un alto costo del lavoro l’aggiornamento tecnologico è fondamentale. Alti costi del lavoro possono essere giustificati solo da alti livelli di produttività”. Bisognerebbe quindi agire sul fronte delle reti di comunicazione a banda larga e sul rafforzamento delle strutture dagli attacchi informatici.

I freni per l’Italia continuano ad essere quelli di sempre: il debito pubblico è tra le principali cause dei ridotti investimenti nel Paese. Vi è poi un eccesso di burocrazia che scoraggia le imprese ad avviare processi di innovazione: paradossalmente oggi sembra quasi che le imprese più grandi, quelle che “pure avrebbero risorse e mezzi per farlo, sembrano ignorare la necessità di investimenti in infrastrutture tecnologiche e lasciano il compito alle modeste capacità delle medie e piccole imprese”.

Che siamo di fronte ad un arretramento dell’Italia, secondo Garelli è evidente: “20 anni fa – ammette – l’Italia era protagonista di un’ottima perfomance nell’ITC e nelle telecomunicazioni. Poi non si è sentito più il bisogno di progredire”.

Dietro questa situazione cala l’ombra di inadeguate politiche governative adottate negli ultimi anni, incapaci di avere una prospettiva di lungo termine. “le infrastrtutture tecnologiche non si possono improvvisare: se si vuole equipaggiare il Paese con la rete a banda larga, il governo deve pianificarne il progetto con 5-10 anni di anticipo”.
 
Rimboccandosi le maniche, per l’Italia c’è ancora possibilità di un recupero: “per fortuna per queste infrastrutture non è necessario ripercorrere l’intero percorso di sviluppo dei paesi più avanzati. Esistono le leapfrog technologies: innovazioni radicali che consentono di saltare gli step costituiti dalle tecnologie precedenti, come il cloud computing, o la telefonia mobile nella quale l’Italia è competitiva. Ma ci si deve muovere velocemente: i governi italiani prendono spesso ottime decisioni, ma altrettanto spesso impiegano troppo tempo per farlo.”

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