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Cloud computing: quali rischi?

17/05/2011

Cloud computing: quali rischi?

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Se è vero che il cloud computing suscita sempre più l’interesse di chi governa le imprese, soprattutto le più grandi, restano ancora timori ed incertezze. Ad indagarne le preoccupazioni è la ricerca Nextvalue, presentata a Milano lo scorso aprile, ricca fonte di dati molto relativi al mercato italiano.

In particolare sicurezza e privacy primeggiano tra le preoccupazioni del mondo aziendale italiano. Questi timori sono, per certi versi, naturali: le aziende si trovano ad usufruire di un servizio che viene erogato da un fornitore esterno, che al momento non offre né SLA dettagliati né le necessarie clausole di sicurezza e privacy.

A questi si sommano anche i timori e le reali difficoltà legate all’integrazione delle applicazioni IT interne con i servizi esterni in cloud computing.

In molti altri casi ciò che manca nelle imprese è anche un’adeguata cultura basata sul cloud, alla quale si sovrappone una difficoltà di negoziazione con i fornitori di servizi. Importantissima è l’individuazione del giusto fornitore: i Cio (fonte: ricerca Nextvalue) si dividono quasi a metà nella scelta di un un nuovo fornitore: il 44% dei progetti Saas e Iaas e il 48% di quelli Paas saranno realizzati da nuovi fornitori. “Siamo all’apertura di una nuova fase dello sviluppo It commenta Gatti e cambiano gli scenari d’offerta”.

La scelta in genere avvine in base ad alcune caratteristiche:
1 massima garanzia di sicurezza
2 assicurazione sulla privacy dei dati
3 adeguato livello di prestazioni.

“Al Cio - precisa Alfredo Gatti, Managing Partner di Nextvaluenon interessa se le prestazioni non all’altezza siano colpa di chi fornisce il software o l’infrastruttura. Nasceranno probabilmente nuove figure di broker che si occuperanno di queste tematiche”.

Il restante 32% che si dichiara non interessato al cloud nel 36% lo fa perché teme i possibili rischi di compliance (privacy, conservazione dei dati) o per via di un’offerta giudicata ancora immatura (35%) o, ancora, per la mancanza di chiarezza su investimenti necessari e ritorni (29%).

Ragioni che allontanano i Cio italiani da quelli europei, che hanno invece citato - fra le principali ragioni per non adottare il cloud - le insufficiente informazioni fornite e i dubbi di disponibilità a lungo termine dell’offerta . Il problema riguarda soprattutto i fornitori: ci sarà ancora fra qualche anno? Continuerà a garantire il servizio? Si consiglia di fare un’attenta analisi delle esigenze aziendali, prima di scegliere il cloud ad oggi delle criticità possono esserci e riguardano essenzialmente 3 elementi chiave:

1. Sicurezza. Che i dati si trovino nella cloud o all'interno del perimetro tradizionale dell'azienda, essi sono vulnerabili ad attacchi e a manomissioni o alla perdita o danneggiamento a seguito di disastri. I servizi di cloud computing devono prevedere misure rigorose di protezione dei dati e della proprietà intellettuale delle aziende, anche tenendo conto del fatto che, nel caso delle cloud pubbliche, i dati risiedono fisicamente al di fuori del perimetro dell'azienda.

2. Limiti della rete Internet. Questo aspetto è da valutare con attenzione quando si decide di affidarsi ad una cloud pubblica. In questo caso infatti il servizio è fornito attraverso la rete Internet, e potrebbe risultare inaccessibile o troppo lento quando non è disponibile la rete o quando si hanno picchi di traffico.

3. Conformità a standard e a normative. In molti Paesi sono in vigore normative che impongono delle modalità secondo cui i dati devono essere archiviati e protetti. Il servizio cloud deve essere conforme a tali prescrizioni. Un altro aspetto critico riguarda l'interoperatività. A questo scopo sono sorti degli enti di standardizzazione promossi dai fornitori di soluzioni cloud, come la Distributed Management Task Force (DMTF) che annovera, fra i soci, colossi quali AMD, Cisco, Citrix, EMC, HP,IBM, Intel, Microsoft, Novell, RedHat, Sun Microsystems e VMware.

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