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Strategia, Pianificazione e Temporary Management per fronteggiare la crisi

01/09/2009

Ora che il periodo delle ferie è terminato si può ritornare in azienda a lavorare con rinnovata dedizione, spirito d’iniziativa, ma soprattutto metodo.

Sebbene alcune istituzioni economiche a livello mondiale segnalino l’inizio di una timidissima ripresa, è assai probabile che le imprese debbano attraversare un periodo ancora piuttosto buio prima di riuscire ad intravedere concreti segnali positivi.

I numeri relativi alla cassa integrazione ed alla disoccupazione stanno ancora salendo.
E questo significa che i consumi nel nostro Paese continueranno a ristagnare vista la contenuta disponibilità di spesa di molti italiani ed il diffuso atteggiamento di cautela negli acquisti e negli investimenti.

In un contesto di questo tipo diventa sempre più difficile per le imprese riuscire vendere i propri prodotti ed a registrare impennate di fatturato. Lo spettro di molte chiusure d’impresa entro fine anno, spinge oggi molti imprenditori a sperare di riuscire a chiudere l’anno con risultati in linea con il 2008.

Si delineano della strategie orientare a contenere, tagliando sui costi e sugli investimenti.

Ma per riuscire a sopravvivere in questo momento è necessario lavorare sodo e bene, mettendo in campo le giuste risorse e strategie. Già prima delle ferie estive abbiamo segnalato il rischio concreto per molte imprese di non riuscire a gestire bene la crisi, avendo tagliato i propri vertici aziendali, ovvero rinunciando a quel personale qualificato, dotato di esperienza e competenze utili a presidiare in maniera efficace e strutturata i mercati.

Molti manager hanno risentito della crisi perdendo oltre ai benefits anche il proprio posto di lavoro. La prima ed immediata conseguenza è che le imprese mancano di alcune figure chiave preposte spesso al coordinamento, all’organizzazione ed alla pianificazione delle attività aziendali.

Ora che molte imprese mancano di risorse qualificate il rischio di farsi sommergere dalla crisi diventa ancora più alto.

Un’alternativa economica e con rischi piuttosto contenuti per risolvere questa empasse è rappresentata dal temporary management. Un manager a tempo viene inserito in un’area aziendale ricoprendo un ruolo di responsabilità tramite un rapporto di tipo consulenziale. Nella prima fase del suo intervento deve conoscere la realtà aziendale, il mercato di riferimento, il prodotto, le leve competitive.

Analizza e valuta le risorse presenti in azienda e definisce una squadra di lavoro con cui condivide obiettivi e percorsi di massima per raggiungerli. Introduce in azienda strumenti di project management spesso ignorati o non utilizzati per assenza di tempo da tante piccole e medie imprese.

Il temporary manager, inoltre, tende a mettersi in gioco in prima persona quando partecipa ad un progetto imprenditoriale. Spesso ne condivide le sorti commisurando il suo compenso, o una parte di esso, ai risultati aziendali raggiunti. Si tratta di una scelta che per le imprese si traduce in una garanzia che il manager manterrà un approccio sempre propositivo e opererà sempre con forte motivazione per migliorare il più possibile le performances aziendali. Inoltre interviene nei progetti, partecipando in prima persona alla realizzazione delle attività: l’operatività che lo connota lo distingue da un consulente di tipo tradizionale.

“Un manager a tempo – spiega Massimiliano Masi, manager della Made (www.made.eu) società di temporary management - individua le azioni da realizzare e si occupa del loro sviluppo sollevando i vertici aziendali dalla preoccupazione di dover seguire nuove attività o di dover allocare le risorse umane, spesso oggi ridotte all’osso in azienda, ad altre mansioni, distogliendole dalle loro ordinarie attività. Almeno questo è l’approccio che la Made propone a tutti i suoi clienti.”

Tanti vantaggi per le imprese che optano per il temporary managament a cui se ne aggiunge anche uno di carattere fiscale: i vincoli contrattuali con un manager a tempo sono minimi e l’inserimento di manager a tempo non richiede necessariamente ingenti investimenti.

Un’impresa può ad esempio effettuare un primo test del temporary management sviluppando progetti di piccola entità. La collaborazione può nel tempo crescere ed evolversi nel caso in cui si riesca ad instaurare un rapporto di soddisfazione e reciproca fiducia o esaurirsi al termine della collaborazione.

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