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Made in Italy, è boom di richieste in Russia

22/01/2007

In fibrillazione il mondo del lusso "made in Italy". I nuovi ricchi che abitano nella Russia ex-comunista in fase di espansione economica apprezzano moltissimo lo stile italiano, soprattutto quello più lussuoso. Guardano a Milano con ammirazione e acquistano mobilii ed oggetti di arredamento rigorosamente importati dall’Italia. Indossano Gucci e Valentino, spasimano per la rossa di Maranello e bevono il Brunello di Montalcino.

La Russia sta diventando il traino delle esportazioni italiane, in affanno in altre zone in cui (vedi USA e Giappone) perde quote preoccupanti di mercato. Un dato positivo per la nostra economia confermato dall’aumento delle aperture degli esercizi italiani in Russia.

A Mosca, ad esempio, nel 1995 venne inaugurato “Mario”, il primo ristorante italiano. Nel 2001 il numero dei ristoranti italiani nella capitale russa è salito a 63. Oggi se ne contano più di 90. Locali lussuosi dai conti molto salati e con un'offerta di piatti ricercati ed esclusivi. In media 100 dollari per un pasto, una cifra altissima che in pochi si possono permettere.

Quei pochi che amano fare shopping nella Tretiakoskij proedz, una zona che nulla ha ad invidiare alla milanese via Montenapoleone, dove si succedono gli empori di Gucci, Brioni, Dolce & Gabbana, Christian Dior. Un fasto ed una ricchezza che tanti ora possono solo guardare dal di fuori, ma che contribuisce e creare in Russia il mito del “made in Italy”. Alcuni esponenti del ceto medio, oggi ancora troppo poveri per permettersi beni di lusso italiani, domani potrebbero diventare potenziali acquirenti di mobili, di oggetti di arredamento, di pasta e abbigliamento.

A suggellare questa tendenza in atto riportiamo qualche interessante numero sull’export italiano: in meno di 5 anni le esportazioni del nostro paese verso la Russia sono raddoppiate grazie soprattutto all’intraprendenza di alcuni privati. Questo fenomeno premia soprattutto il pret-a-porter che in Russia ha registrato una crescita in termini di export del 54% nel solo 2005 (22,5 miliardi di euro).

Una ricchezza che si concentra nelle periferie più che nei centri urbani. Perché mentre le periferie nei nostri paesi occidentali sono luogo di esclusione sociale e degrado in Russia sono le aree preferite da chi non ama lo stress cittadino e può permettersi di avere a disposizione ampi spazi privati per costruire sontuose ville e appartamenti da sogno.

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