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Italia: ripresa lenta nel prossimo biennio

20/01/2011

La prospettiva di ripresa in paesi avanzati, come Usa e Germania, migliora. Questa la buona notizia. Un po’ meno per l’Italia il cui PIL nei prossimi due anni crescerà più lentamente che in Europa.

Le indicazioni contenute nel Bollettino Trimestrale Economico di Banca d’Italia (http://www.bancaditalia.it ) parlano di una crescita dell’+1% per l’Italia nel 2010, a cui seguirà un +0,9% nel 2011 ed un +1,1% nel 2012. Se le previsioni saranno confermate, a fine 2012, il PIL dovrebbe recuperare solo la metà della perdita subita durante la recessione.

Per cambiare la situazione "è essenziale che vengano rimossi gli ostacoli strutturali che hanno finora impedito all'economia italiana di inserirsi pienamente nella ripresa dell'economia mondiale''.

Con conseguenze negative sulla domanda interna che resterà debole ed inferiore a quella dell’area euro e sull’occupazione “che nel settore privato si espanderebbe di circa 0,5 punti percentuali sia nel 2011 che nel 2012”.
 
I consumi delle famiglie dovrebbero crescere di un modesto +0,8%, frenati proprio dalle incertezze occupazioni e da un ricorso sempre più diffuso a forme contrattuali flessibili. I più penalizzati, neanche a dirlo, sono restano i giovani.

La debolezza delle prospettive occupazionali tende a scoraggiare la ricerca di un impiego, soprattutto tra coloro che hanno scarsa esperienza lavorativa. Nel terzo trimestre del 2010 le forze di lavoro sono diminuite, al netto dei fattori stagionali, dello 0,4% rispetto al periodo precedente (-93.000 persone) e il tasso di attività è sceso leggermente.

A tale flessione ha contribuito in particolare la riduzione, la prima dopo due anni di crescita sostenuta, del numero di persone in cerca di occupazione (-1,7% rispetto al periodo precedente; -36.000 persone). Il calo ha interessato soprattutto i giovani e le persone in cerca di prima occupazione. La minore partecipazione al mercato del lavoro ha consentito una leggera flessione del tasso di disoccupazione, all'8,3%, dall'8,4 del secondo trimestre.

Anche l’indebitamento delle famiglie è in crescita: a settembre 2010 corrispondeva al 65% del reddito disponibile (contro il 98% dell’area euro). Quanto ai conti pubblici Bankitalia segnala che sono diminuiti gli investimenti pubblici (-18,12%) mentre è salita la spesa pubblica corrente (+1,2%) e lo stock del debito pubblico (+3%) che dovrebbe aver raggiunto quota 119% del pil.
 
Un incremento più basso rispetto a quello registrato in altri paesi europei e a cui è corrisposto comunque un aumento dello 0,07% del PIL nelle disponibilità liquide che il Tesoro detiene presso la Banca d’Italia, destinato alla gestione corrente del debito.

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