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I mille volti dell’internazionalizzazione

05/05/2005

Autorevoli imprenditori e manager italiani parlano di internazionalizzazione. Cosa significa, quali le modalità e le prospettive per le imprese che vanno all’estero.
LE DOMANDE
1. Cosa significa internazionalizzare secondo lei?
2. Tante le forme che l’internazionalizzazione può assumere. Delocalizzazione produttiva, apertura di uffici di rappresentanza all’estero, accordi commerciali con partner esteri, joint venture. Quale forma di internazionalizzazione potrebbe adeguarsi maggiormente ad un’azienda che opera nel suo comparto?
3. Ha mai pensato di investire per internazionalizzare? Se sì, quanto investirebbe e che risultati si attenderebbe nel medio-lungo periodo?
LE RISPOSTE
De Nardi
1. La Aton Spa offre alle aziende progetti e soluzioni concrete basate sulle nuove tecnologie informatiche. Per un’azienda come la nostra, internazionalizzare significa esportare in Europa un modello di business di successo in Italia .
2. Garantire una presenza solida e costante nei mercati target è importante. Per questo è utile avere un’efficace struttura centrale e presidiare direttamente l’estero con filiali o società controllate, che operano in stretta simbiosi con la struttura produttiva italiana.
3. Recentemente abbiamo deciso di aprire la prima sede estera a Barcellona. Abbiamo già molti clienti e partner, ereditati con l’acquisizione della società Infos di Torino a fine 2004, a Madrid, Lisbona ed Oporto. In futuro punteremo alle grandi capitali economico-finanziarie e ai mercati in crescita, come l’Est Europa. Passaggi impegnativi che richiedono investimenti immediati, per ottenere ritorni altrettanto importanti nel medio-lungo termine.
Roberto Bianco
1. Considerare il mondo (tecnicamente ed economicamente raggiungibile) quale mercato di sbocco naturale e, di conseguenza, quale potenziale sede produttiva.
2. Tutte in via teorica. Nella pratica i tempi e le modalità di ogni forma di delocalizzazione sono funzione di molteplici fattori (aziendali, ambientali e di mercato) oltre che della interazione tra le stesse forme di delocalizzazione.
3. Stiamo investendo ma l’entità dipende molto dalla forma di delocalizzazione scelta (commerciale, produttiva ecc). I risultati attesi sono comunque molto elevati .
Marco Filippi
1. INTERNAZIONALIZZAZIONE significa saper pensare al fuori dei confini territoriali culturali cui l’azienda nata. Un’azienda può internazionalizzarsi modi. Non solamente opera su mercati riferimento diversi da quello nazionale (che, senza dubbio, l’accezione classica) ma anche quando è grado contestualizzarsi uno scenario più ampio aprendosi sia in termini idee che di risorse umane e capitali finanziari.
2. La joint venture. Una formula che riduce il rischio imprenditoriale e importa conoscenze e competenze specifiche del mercato/obiettivo.
3. Investiamo già e contiamo di farlo ancora con la consapevolezza che per ottenere primi interessanti sviluppi bisogna attendere parecchio.
Maurizio Grì
1. Accanto all’export, la formula oggi più utilizzata dalle aziende italiane, si può, ad esempio, trasferire all’estero fasi produttive, risorse e know how coinvolgendo manager ed imprenditori stranieri ruoli di responsabilità. Un’ottica innovativa e opposta alla colonizzazione. Non più rapporti di subordinazione, ma collaborazione paritaria con i popoli stranieri.
2. Operiamo in un settore molto complesso e costantemente in fase di innovazione, quello delle telecomunicazioni, per il quale la joint venture è la più interessante modalità di internazionalizzazione.
3. Lo studio dei mercati target è propedeutico all’internazionalizzazione. Fondamentale prevedere anche l’assunzione di personale nuovo ed autoctono (cross fertilization), che conosce il mercato ed i consumatori locali.

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