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I consumi alimentari degli italiani. Le ripercussioni della crisi finanziaria sulle nostre tavole

10/12/2008

La Coldiretti-Swg ha di recente condotto un’indagine, “La crisi dalla borsa alla tavola”, per analizzare le ripercussioni della crisi finanziaria sulle nostre tavole.

Presentata di recente ad un forum tenutosi a Cernobbio, l’indagine rivela che la crisi finanziaria spaventa molto gli italiani, scossi anche dai recenti scaldali alimentari (es. la contaminazione del latte cinese, i formaggi contraffatti, ecc.). Due sono le tendenze che si stanno progressivamente delineando:
1. ricerca di prodotti a prezzi contenuti
2. ricerca di maggiori garanzie alimentari.


Due bisogni forti che si stanno traducendo nella modifica, talvolta sostanziale, dei consumi alimentari ed un atteggiamento più critico verso la provenienza dei prodotti acquistati. Del resto la spesa alimentare costituisce un’importante voce di spesa per gli italiani, seconda solo all’abitazione. Assorbe il 19% della spesa mensile totale delle famiglie (circa 466 euro mensili) ed è così composta:
- carne: 107 euro
- frutta e ortaggi: 84 euro
- pane e pasta: 79 euro
- latte, uova e formaggi: 62 euro
- pesce: 42 euro
- zucchero, dolci e caffè: 32 euro
- bevande: 42 euro
- oli e grassi: 18 euro

Le variazioni nella spesa alimentare, nel I semestre 2008, secondo le rilevazioni Ismea AC Nielsen, hanno riguardato sia le quantità che le tipologie di prodotti acquistati: cresce molto il consumo di carne di pollo (+6,6%) tornano a crescere, ma ritmi contenuti, la pasta (+1,4%) e il latte e derivati (+1,4%) calano i consumi di pane (-2,5%), carne bovina (-3,0%) frutta (-2,6%) in leve diminuzione è anche il consumo degli ortaggi (-0,8%).

Dal punto di vista dei canali, le vendite:
- calano nei negozi al dettaglio specializzati
- restano sostanzialmente stabili negli ipermercati
- crescono di misura negli hard discount, mercati rionali e bancarelle
- aumentano molto presso i produttori, un successo dovuto alla percezione diffusa (ne è convinto il 48% degli italiani) che i passaggi commerciali intermedi siano i principali responsabili della lievitazione dei prezzi.

Per difendersi dai rischi alimentari e dal caro prezzi il 64% degli italiani opta per cibi locali e di stagione, che presentano maggiori garanzie di freschezza e genuinità, prodotti che permettono anche alla Gdo di ottimizzare il rapporto prezzo/qualità e contenere i costi energetici ed ambientali. Non è un caso, ad esempio, che Val Mart e Whole Foods negli Usa stiano promuovendo la vendita di questa tipologia di prodotti nei propri punti vendita. In Italia la maggiore attenzione verso la qualità dei prodotti sta determinando l’incremento di acquisti regolari di prodotti a denominazione di origine e cibi biologici. Nel I semestre 2008 sono cresciuti, in controtendenza rispetto al comparto alimentare, i consumi di prodotti biologici (+6%), trainati dai prodotti ortofrutticoli freschi e trasformati (+18,4%), prodotti per l'infanzia (+17,6%) e lattiero-caseari (+5,7%). In aumento sono sia le vendite presso i punti vendita tradizionali che presso il produttore. Nel 2008 le aziende agricole e agriturismi bio con vendita diretta nel 2008 sono salite del 18% (+92% tra 2003 e 2008).

L’Italia vanta la leadership europea nel biologico (nel nostro Paese sono localizzate circa 1/3 delle imprese biologiche europee) e nei prodotti tipici (sono 173 i prodotti a denominazione o indicazione di origine protetta riconosciuti dall'UE) ed occupa un’ottima posizione anche in campo enologico (316 vini Doc, 35 Docg e 136 Igt).

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