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I Beatles fanno scuola di management

10/10/2006

Lavorare bene in team, accrescere creatività e produttività di un gruppo di lavoro, evitare di cadere nelle routine lavorative. Insegnamenti importati e preziosi che i manager oggi dovrebbero fare proprie e che provengono nientemeno che dal quartetto di Liverpool Secondo la rivista specializzata Strategy+Business, i Beatles sono il migliore modello possibile per le imprese moderne.

Nelle canzoni di Paul, John, Ringo e George, ci sarebbero le regole da rispettare per le realtà aziendali del nuovo secolo. I Beatles, seppure trascinati dalla creatività maestosa di Lennnon e McCartney, sono sempre riusciti a mantenere, secondo Sobel, le proprie distinte personalità, senza diventare una band dominata da un front-man (vedi Mick Jagger nei Rolloing Stones). I Beatles testimoniano che la somma di due più due può dare, in momenti favorevoli, un valore superiore a quattro.

Una specie di miracolo matematico, che può tornare utile alle organizzazioni moderne, che tanto puntano sul lavoro di gruppo. Scrive Sobel: sono “evidenti nel modo in cui loro lavoravano insieme, come collaborarono alla scrittura delle canzoni, nelle tecniche che usarono per migliorare costantemente la loro innata creatività e i metodi che praticarono, per la gran parte del tempo che trascorrevano insieme, per stemperare le inevitabili tensioni che nascevano tra loro.”

Le aziende, ancora oggi, fanno poco per creare il giusto affiatamento tra colleghi impegnati nello stesso progetto. Le imprese, anche le più forti sul mercato, non riescono a costruire gruppi di lavoro. Ecco che ai responsabili delle risorse umane delle Aziende i quattro di Liverpool hanno lasciato un insegnamento importantissimo: per giungere alla speciale amalgama chiamata Beatles, è stato fondamentale vivere un percorso condiviso fatto di un’infinita serie di concerti, di un lungo processo di affinamento delle intese. E non solo.

Perché i Beatles non hanno mai smesso, anche all’apice del successo, di cercare di evolversi e migliorarsi. Paul McCartney e John Lennon, i più geniali del gruppo, hanno lasciavato sempre qualche canzone negli album per Ringo Starr o George Harrison. In ultimo, c’è la capacità di tenere insieme talenti tanto diversi l’uno dall’altro. Molte ricerche mostrano che gran parte dei selezionatori scelgono i propri collaboratori quanto più sono simili a se stessi. Invece McCartney e Lennon erano molto diversi. Melodico il primo, più spigoloso il secondo.

Due "generalisti" contrapposti ad Harrison e Starr i due “specialisti”. Ebbene, per Sobel, le aziende dovrebbero investire in gruppi sempre più complessi ed eterogenei.

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