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Formazione in Italia: tanti soldi e poca progettualità

03/04/2006

Ad uno sguardo superficiale il quadro della formazione in Italia appare sufficiente con una spesa per formazione professionale che è arrivata a 4,2 miliardi di euro; una cifra non esorbitante ma comunque in crescita. Se invece dell’impegnato andiamo a verificare il budget effettivamente speso, però, ci accorgiamo che di questi 4,2 miliardi di euro ne sono stati spesi solo 2,3 miliardi.

È quindi sotto accusa la capacità di spesa e progettuale di enti pubblici, privati e delle Regioni, che richiede una competenza e una progettazione più adeguate. Luci e ombre anche sul Fondo Sociale Europeo. La dipendenza dell'offerta dalle risorse che vengono dall'Europa potrebbe subire contraccolpi nel prossimo piano, senza dubbio più avaro per l'ingresso nella Ue di nuovi partner.

Vanno riconosciuti alcuni risultati positivi: 3,8 milioni di persone coinvolte negli ultimi cinque anni, per 179 mila interventi. Ma dei 16 miliardi disponibili, alla fine del 2004 ne sono stati spesi soltanto 6,7 miliardi (42,4%), ciò che anche in questo caso è indice della scarsa capacità progettuale e strategica del sistema-Paese.

Ma un'altra questione suscita ulteriore allarme: la formazione continua, quella cioè che le imprese indirizzano ai propri dipendenti. Anche in questo caso non sembrano esservi problemi di soldi. Il contributo dello 0,30 alimenta una massiccia dotazione di risorse, ma la realtà concreta rivela vincoli e ostacoli, che vanno affrontati rapidamente.

L'allarme rosso è sulla riduzione della propensione formativa soprattutto delle piccole imprese.Nel 2004, secondo il Rapporto Isfol, il calo appare generalizzato: solo un quinto delle imprese e dei dipendenti (20%) è stato coinvolto, l'anno precedente la quota era del 25%. Mentre le grandi imprese fanno più formazione e la finalizzano alle scelte strategiche, le piccole e medie imprese, cioè l'ossatura del sistema produttivo italiano, appaiono in ritirata. Il calo è distribuito a livello nazionale, ma ancora una volta a perdere i maggiori colpi è il Sud (solo il 17% delle imprese fa formazione continua).

Da qui le difficoltà dei fondi paritetici a decollare e funzionare da volano allo sviluppo. Il maggiore degli 11 fondi, Fondimpresa, costituito da Confindustria e Cgil, Cisl e Uil per la formazione di quadri, impiegati e operai, ha sinora accantonato 140 milioni di euro, ma nel loro insieme i fondi registrano difficoltà. Alla mancata creazione di un efficace sistema di «lifelong learning» (formazione permanente) concorrono ritardi nella diffusione dell'e-learning, la professionalità dei formatori e dell'offerta, l'attività di orientamento e la presenza di servizi.

Ma soprattutto una diversa dinamicità della domanda di formazione da parte delle imprese.

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