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Fiat, il piano di rilancio per Pomigliano

18/12/2007

Ancora una volta Marchionne riesce a far parlare di sé. Ancora una volta l’Amministratore Delegato della Fiat riesce a catalizzare l’attenzione degli osservatori spiazzandoli con una proposta quanto mai innovativa, che riguarda un impianto Fiat localizzato a Pomigliano d’Arco, in Campania, dove oggi vengono prodotte l’Alfa 159 e l’Alfa 147, due modelli di punta della casa automobilistica italiana.

Per l’impianto campano Marchionne ha ipotizzato un rilancio basato sull'incremento della qualità produttiva. Una carta che i management aziendali conoscono e spesso mensionano nelle loro riunioni. Ma a cui spesso si dà poco seguito. Marchionne, invece, sembra proprio fare sul serio.

Ecco in breve i termini della proposta che ha ottenuto una buona accoglienza da parte dei leader sindacali Raffaele Bonanni, Guglielmo Epifani e Luigi Angeletti. Marchionne ha pensato alla chiusura dello stabilimento per un breve periodo, due mesi, durante il quale lo stabilimento sarà sottoposto ad un pesante refitting tecnologico per adeguarlo agli standard di qualità degli altri impianti Fiat, a cominciare da quello polacco in cui nasce la «500». E’ da questa ristrutturazione che dovrebbe partire il rilancio dell’impianto in cui si punta, in futuro, a costruire nuovi modelli del gruppo.

Nell'arco di questi due mesi, diversamente da quello che accade solitamente nelle grandi imprese di casa nostra e che spesso è accaduto anche in casa Fiat, i 5 mila dipendenti (il 90% dei quali operai) non saranno messi in cassa integrazione. Per loro sarà l’occasione per partecipare ad un severo corso di formazione, a stipendio pieno e con i relativi contributi previdenziali e assistenziali. Un periodo di riqualificazione e specializzazione che consentirà alla Fiat di avere un capitale umano aggiornato e motivato.

Il progetto prevede un piano di investimenti complessivi di 70 milioni di euro per gli aspetti tecnologici e per l'intervento in formazione del personale. A questi vanno sommati altri 40 milioni di costi aggiuntivi, derivanti dalla fermata dell’impianto (dal 7 gennaio al 2 marzo 2008). I lavoratori di imprese esterne che saranno impegnati nel progetto sono oltre 900. Tra gli interventi pianificati vi è la completa razionalizzazione dell’organizzazione degli impianti, l’eliminazione del reparto di finizione e l’accorpamento nel montaggio finale di tutte le aree di preparazione. In un unico fabbricato saranno inserite la lastratura delle parti mobili, la lastratura dell'Alfa 159 e tutte le attività relative alla qualità. L’obiettivo è aumentate l'efficienza degli impianti, la sicurezza dei lavoratori e migliorati gli ambienti (mense, spogliatoi, etc.).

Si conferma, in questo modo, la volontà della Fiat di garantire "prospettive di continuità e sviluppo" all'impianto di Pomigliano. Un impegno che si traduce in un forte sforzo organizzativo ed economico al fine di trasformare lo stabilimento campano in una realtà produttiva capace di competere con la migliore concorrenza internazionale.

Un percorso che ha ricevuto il plauso dei sindacati. Bonanni, leader della Cisl commenta: «una proposta innovativa e impegnativa, una sfida per tutti. Dobbiamo impegnarci insieme per cogliere questo grande obiettivo che porterà benefici all’occupazione del Sud e a tutto il Paese». «Siamo soddisfatti», è il commento del numero uno della Uil, Angeletti. E il segretario generale Fim, Giorgio Caprioli afferma: «mi pare ci siano le condizioni per lavorare».

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