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Dura la vita del manager

11/07/2005

“Nella competizione imposta attualmente dal mercato globale, le imprese italiane cercano di difendersi investendo in marketing e comunicazione, in internazionalizzazione d’impresa ed in personale, reperendo in azienda di nuovi talenti. Un approccio, questo, più evidente nel Nord Italia dove, secondo un recente rapporto redatto a seguito di un’intervista condotta su un campione di 7000 intervistati, si conta un dirigente ogni 70 occupati; nel Mezzogiorno (in Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Campania) questo rapporto scende ad uno ogni 350 (fonte: Osservatorio regionale Banca Imprese). Tale realtà in parte deriva dalla diffusa presenza, a Sud, di aziende di piccole dimensioni (il 95% ha meno di 50 addetti) con una bassissima“managerialità”.
Ad essere penalizzate n questo tipo di gestione, prevalentemente “familiare”, sono soprattutto le aree marketing e comunicazione, l’area commerciale, in particolare per l’export. Il risultato? I prodotti di ottima qualità restano invenduti e giacciono nei magazzini delle aziende.
Anche in questo caso i numeri ci aiutano a dare una lettura più precisa: solo il 35% delle imprese che esporta all’estero ha dei manager nel proprio organico dedicati interamente a questo tipo di attività; solo il 30% di quelle che praticano strategie di innovazione ha un manager che ne segue il processo.
La percezione del bisogno di figure manageriali continua ad essere molto bassa: in Basilicata, addirittura, nessuno degli intervistati ha dichiarato di aver bisogno di manager. Nella Puglia, invece, il 7% (il dato più alto tra le regioni considerate dal rapporto) riconosce l’importanza di assumere delle figure professionali altamente qualificate.
Nonostante la crisi economica stia colpendo molte aziende, sono poche quelle che stanno effettivamente rivedendo ed ottimizzando la propria organizzazione aziendale. Un dato che trova conferma nel ridotto numero di aziende che ha fatto ricorso agli incentivi pubblici previsti dalla legge Bersani (266/97). Essa ha stabilito un contributo statale per coprire il 50% dei costi previdenziali derivanti dall’assunzione di un manager (in mobilità) per il primo anno. Anche in questo caso, esiste un divario tra Nord e Sud: la Lombardia, il Piemonte e l’Emilia Romagna sono le regioni italiane che hanno richiesto più contributi (rispettivamente in numero di 61, 34 e 28). Nel Sud questo strumento non ha riscontrato grande successo: spiccano, tra tutte, la Calabria (6) e la Campania (9).
I primi settori a capire l’importanza delle giovani risorse e della loro valorizzazione in azienda sono quelli della moda, del lusso e del largo consumo, che puntano sui giovani portatori di soluzioni innovative ed estremamente creative.
Decisamente meno dinamiche appaiono, invece, il mondo della finanza e dell’industria, dove si preferisce affidarsi a manager di più lunga esperienza.

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