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Casse private: è tempo di stringere la cinghia

03/02/2011

In questo momento di crisi economica, con una composizione demografica che inizia a pendere decisamente verso le fasce anagrafiche più avanzate, si stanno aprendo nuovi interrogativi per le casse previdenziali private.

I professionisti, anche loro vittime della crisi, potrebbero presto fare i conti ,tra qualche anno, con pensioni inadeguate e scarsa copertura finanziaria delle proprie casse previdenziali private. Si sta aprendo il problema dell’equilibrio delle casse previdenziali, al pari, o forse in misura persino maggiore, del sistema previdenziale pubblico. Una problematiche che, per la verità, coinvolge tutti i Paesi Europei e che, negli ultimi 10 anni, ha subito una forte accelerata.

L’aumento dell’età media della popolazione, con un’attesa di vita che potrebbe presto sfiorare quota 85 anni, e le novità che hanno attraversato e, per certi versi, sconvolto il mercato del lavoro, stanno portanto molti degli enti previdenziali europei ad attivare delle riforme atte a garantire la sostenibilità nel medio-lungo periodo.

L’Italia non ha certo fatto eccezione: nell’ultimo trentennio le pensioni sono state continuatemnte sottoposte a rimaneggiamenti:
• 1992 – Riforma Amato – prevede l’innalzamento graduale dell’età del pensionamento da 55 a 60 anni per le donne e da 60 a 65 anni per gli uomini
• 2004 – Riforma Maroni – l’eà per la pensione di anzianità sale gradualmente da 52 a 62 anni
• 2007 – Riforma Damiano – sono state introdotte le “quote”
• 2010 – Riforma Tremonti – eleva a 65 l’età per le pensioni di vecchiaia delle donne nel settore pubblico, prevede dal 2015 il collegamento automatico dell’adeguamento del requisito d’età all’incremento alla speranza di vita Istat, il rinvio del momento di effettiva decorrenza della pensione (di vecchiaia ed anzianità) di 12 mesi ai lavoratori dipendenti e di 18 mesi a quelli autonomia (“finestra mobile”).

L’ultima riforma prevede anche un taglio di costi pari ad oltre 38 milioni di euro in 10 anni. Riforme che sono state studiate ovviamente per mantenere in equilibrio i conti dello stato, molto meno quelli dei lavoratori.

E le differenze, rispetto al passato, sono rilevanti: tra nonno e nipote ci sarà oltre un divario di 20 anni di maggior lavoro prima di giungere all’agognata pensione. Tra padre e figlio la differenza sarà di almeno 10 anni. Oltre all’allungamento della vita lavorativa i giovani dovranno fare i conti anche con pensioni più stringate. Quando il sistema contributivo giungerà a regime, i tassi di sostituzione (il rapporto tra ultimo stipendio e pensione) saranno più bassi di quelli attuali, andando a penalizzare chi entra più tardi nel mondo del lavoro o ha un percorso professionale altalenante.

Problemi analoghi stanno fronteggiando anche le casse previdenziali private, che in Italia sono circa venti. Oggi diventa sempre più difficile per loro garantire ai circa 2 milioni di iscritti adeguate garanzie ed una sostenibilità nel medio-lungo periodo. Vediamo qualche esempio: gli ingegneri hanno assitito nel 2008 ad un calo del -1,5% dei propri ricavi, trend che nel 2009 si è ulteriormente rafforzato. Chi ha un’età di 34 anni in media dichiara un reddito di 1.200 euro. Il reddito dei commercialisti è sceso nel 2009 del -3%. Per i notai dal 2008 il calo è stato del -10%. Il calo dei redditi fa diminuire anche le entrate contributive.

Mettendo in pericolo la loro forza di tenuta: la legge 296/2006 prevede per le casse l’obbligo di presentare bilanci tecnici ogni 2 anni, con l’obiettivo di dimostrare il proprio equilibrio economico-finanziario.

Così le casse stanno chiedendo ai propri iscritti qualche sacrificio in più rispetto al passato e presto si confronteranno con il Ministro dell’Economia e del Lavoro per discutere di temi caldi come: i sistemi di tutela e trasparenza per gli iscritti, i codici di autodisciplina in materia di investimenti e la gestione dei patrimoni.

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I commenti degli utenti

lorenzo - 03 February 2011 - 19 :24

I soldi per le pensioni non bastano, perche' non abbassano le grosse pensione? la pensione di ansianita dovrebbe essere una somma (QUASI UGUALE PER TUTTI ) A60 anni. DISTINTI SALUTI

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