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Semplificazione burocratica: a che punto siamo?

15/02/2011

Semplificazione burocratica: a che punto siamo?

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Il caos normativo rappresenta un freno sostanziale per l’economia e lo sviluppo e la delle imprese italiane. Sebbene da tempo si discuta di riforme strutturali del paese, semplificazione normativa, innovazione della pubblica amministrazione, i risultati sinora raggiunti sembrano essere insufficienti.

“La strada da percorrere – secondo Gagliardi, segretario generale Unioncamereè segnata da due paletti. Da una parte bisogna continuare a disbrigare le leggi inutili, spesso le più costose in termini di adempimenti. Dall’altra, va data piena attuazione ai principi dello Small Business Act europeo che invita i legislatori a considerare prioritariamente le esisgenze delle PMI nella loro attività normativa”.

Semplificazione è un concetto astratto che si presta a diverse declinazioni. Può significare, infatti, ridurre il numero delle leggi vigenti spesso anche contrastanti tra loro, rendere il linguaggio amministrativo più comprensibile, sveltire le procedure e la conclusione dei procedimenti, agevolare la vita degli imprenditori.

Su scala mondiale il paese che offre condizioni più favorevoli agli imprenditori è la Danimarca, seguita da Canada e Stati Uniti. Nella speciale classifica della Small Business Administration (Sba), in testa troviamo i paesi scandinavi (Svezia 4°, Norvegia 8°, Islanda 9°, Finlandia 13°) e l'Irlanda (6°). Poco lusinghiera è la 27° posizione dell'Italia, distaccata rispetto a Gran Bretagna, Germania e Francia (rispettivamente al 14°, 16° e 18° posto) e prima solo della Spagna (al 28°).

Inoltre l’Italia, figura nella Top Ten stilata dal Global Entrepreneurship Monitor, classifica dei paesi in cui avviare un'impresa costa di più, considerando venture capital raccolto, contributi di familiari, amici e investitori informali, l'investimento personale dei proprietari. L'Olanda è in testa con una media di 302.766 dollari, mentre l'Italia è ottava (167.849 dollari), dopo gli Stati Uniti, ma prima della Francia.

Cifre alla mano il nostro paese sembra ancora lontano dalla semplificazione burocratica che si tradurrebbe in minori costi e maggiore competitività per le imprese. In nome della semplificazione, dal 2008 ad oggi, il Governo italiano ha lanciato diverse iniziative per ridurre gli oneri amministrativi a carico delle imprese, soprattutto quelle più piccole, come il Piano per la semplificazione amministrativa per le famiglie e le imprese 2010-2012 che prevede fra le altre cose

1. Proporzionalità degli oneri burocratici – gli adempimenti amministrativi a carico delle imprese variano in numero e tipologia in base alla dimensione aziendale. Una piccola impresa deve ottemperare a meno adempimenti rispetto ad una più grande.

2. “Molestie amministrative” – ovvero le richieste inutili e onerose che la normativa vigente impone alle imprese. Si prevede l’introduzione di una Carta dei doveri che dovrebbe garantire il completo esercizio del diritto a fare impresa ai cittadini.

3. Il Taglia-oneri –
è stata istituita una commissione coordinata dall’Ufficio per la semplificazione del dipartimento della Funzione Pubblica, che deve individuare le procedure e gli adempimenti più costosi, valutare i “tagli” possibili, mantenendo alti i controlli sulla legalità ed, infine, abolire gli oneri amministrativi economicamente più gravosi e meno incentivanti per la produzione delle imprese.

4. “Burocrazia: diamoci un taglio!” -
L’ultima iniziativa ha previsto la creazione di un portale online sul quale cittadini e imprenditori hanno potuto segnalare le disfunzioni della macchina burocratica, per suggerire al governo le aree di maggiore criticità su cui focalizzare i primi interventi.

Iniziative, sulla carta interessanti, ma che sono di difficile attuazione in un contesto di debolezza dell’esecutivo, spesso costretto a chiedere la fiducia per approvare dei provvedimenti.

Ad oggi un giovane che intende avviare una nuova azienda in Italia deve costituirla e depositare l’atto costitutivo presso il Notaio, riconoscendogli un onorario. Deve richiedere all’Agenzia delle Entrate la Partita Iva ed alla Camera di Commercio l’iscrizione nel registro delle imprese. Operazioni che costano in termini economici e di tempo. Va da sé che chi non se non ha disponibilità finanziarie difficilmente potrà sviluppare il suo business. A questo si aggiunge un alleggerimento delle pene per reati economici, finanziari e societari, come Falso in Bilancio, Emissione di Fatture False, Bancarotta, Aggiotaggio, Evasione Fiscale che stanno creando una cattiva cultura aziendale, che non giova all futuro imprenditoriale del Paese.

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