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Lavoro: le prospettive occupazionali future

22/02/2011

Cresce l’insoddisfazione dei giovani e la perdita di motivazione. Soprattutto in quelli che hanno un percorso di formazione più qualificato, tramite lauree e master di specializzazione post laurea.

Mentre alcuni giovani italiani molto istruiti scappano all’estero, trovando là un contesto più interessato ad assorbire le loro qualità, tanti restano in Italia. E si ritrovano alla ricerca di un posto di lavoro, non sempre all’altezza delle proprie aspettative. Cosa aspetterà i giovani laureati nei prossimi anni?

Una risposta giunge da uno studio americano, con stime che arrivano fino al 2018. Certo si potrebbe obiettare che la realtà statunitense  è  diversa  da quella italiana. Ed è vero. Ma è altrettanto corretto ritenete l’America Paese apripista di tendenze e fenomeni che poi si verificano, a distanza di tempo, puntualmente anche nei principali paesi dell’Occidente .Ed è per questo che  ritieniamo che alcuni spunti contenuti nello studio in realtà possano servire anche ai nostri giovani.

Lo studio americano è stato condotto dal prestigioso U.S. Bureau of Labor Statistic, rielaborata dal Georgetown University Centre of Education and the Workplace, pubblicata sul sito http://cew.georgetown.edu/jobs2018/ con il titolo “Help Wanted: Projections of Jobs and Education Requirements through2018.”

Le previsioni indicano una crescita rilevante dei lavori associati ai servizi alla persona, un trend credibile visto  il progressivo invecchiamento della popolazione nei paesi più avanzati.

Si prevede che l’economia statunitense sarà i grado di assorbire 1 milione di posti di lavoro l’anno. E i segni di vitalità sono già visibili: gli Usa infatti sono tornati in testa classifica dei paesi esportatori d’Occidente, superando la Germania. E fanno i conti con un enorme fenomeno di sovra-qualificazione, in quanto i circa 15,7 milioni di laureati nelle facoltà STIM (Scienze, Tecnologie, Ingnegneri, Matematica) devono spartirsi una fetta ben più piccola di posti disponibili (4,8 milioni).

Quale sorte attende chi non riesce a ritagliarsi un proprio spazio professionale all'interno di questa torta? Può cercare un lavoro altrove o, in alternativa, non gi resta che cercare un lavoro diverso. Lo studio segnala l'incremento di posti disponiibili nei lavori manuali, rinominati in maniera nuova e talvolta anche fantasiosa. Gli addetti alla paesaggistica degli spazi verdi, profilo che corrisponde a grandi linee ai vecchi giardinieri,  dovrebbero crescere negli Usa del ben 18%; gli assistenti domestici per la salute, ovvero le badanti, dovrebbero toccare quota 825 mila.

Molto richieste saranno anche i rappresentanti del servizo alla clientela, ovvero gli operatori del telemarketing che già oggi le aziende americane selezionano, preferendo chi possiede una laurea.

Ai laureati si richiede oggi di rimettersi in gioco, optando per professioni che, probabilmente, mai avrebbero pensato di svolgere. Laureato è il 17% dei baristi, il 32% delle massaggiatrici e il 26% delle indossatrici.

I trend che si prevedono indicano una rivincita delle professioni manuali, quelle che sono state abbandonate da tempo anche in Italia, con il risultato che trovare una maestranza e per altro anche molto qualificata è diventato una vera rarità.

L’Italia, lo ha ricordato anche Beningni, nel suo recente intervento al Festival di Sanremo, è un paese che è stato capace in passato di grandi gesta. E ha saputo imporsi nel mondo grazie a qualità e a creatività. Questi due elementi si possono ancora oggi associare. Come hanno dimostrato alcune giovani donne disoccupate di Genova che hanno decido di mettersi insieme e proporre servizi di sartoria oggi sempre più difficili da trovare. Rammendare, cucire, accorciare, riparare indumenti: un’attività tradizionale che queste donne hanno trasformato in un vero e proprio successo imprenditoriale.

A chi cerca un lavoro non può per altro sfuggire il ruolo rilevante del web. Grazie ad internet si cercheranno tantissimi nuovi addetti alle consegne domiciliari o giovani risorse disposte ad aderire via web a progetti aziendali, anche prestigiosi, ma a tempo. E’ quella fetta di lavoratori ribattezzata “microworkers”: non importa dove sono localizzati. Contribuiscono con il loro lavoro a il compito di Vengono richiesti a tempo per portare a termine attività previste dai piani operativi aziendali, senza gonfiare i costi e gli organici aziendali. Azienda apripista nell’introduzione del “micro lavoro” è stata la LiveOps che ha adottato un sistema di lavoro per cui chiunque da casa può lavorare con turni che vanno dalla mezz’ora ai mutipli dei 30 minuti.

Molto interessante è anche il caso della Microsoft e della Mattel: quest’ultima ha lanciato una gara sul web per realizzare un video sulla Barbie. Pagando qualche milione di dollaro una cifra molto lontana dal mezzo milione di dollari che di norma viene richiesto per uno spot di questo tipo. In altri casi, come nella Pfizer, i dirigenti destinano ai micro lavoratori attività che richiedono tempi lunghi, come la realizzazione di presentazioni in powerpoint che generano un risparmio, secondo l’azienda di di 66 mila ore.

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