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Incentivi: quale è la strategia italiana?

15/02/2011

Incentivi: quale è la strategia italiana?

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Non sono passati tanti giorni dalle dichiarazioni di Emma Marcegaglia sull’impegno del Governo per favorire le imprese. Affermazioni pronunciate durante la trasmissione televisiva del Fazio nazionale “Che tempo che fa”. Ha ammonito un Governo fermo ormai dai 6 mesi, alle prese con un’azione giudicata insufficiente, in un contesto di crisi generalizzata. Che lo stallo della politica ci sia è evidente: basta sintonizzarsi su telegiornali o su talk show politici per capire che oggi l’informazione si concentra più sull’entertainment del nostro Presidente del Consiglio che sulle ricette del Governo per risollevare l’economia italiana.

E il Governo ci sta abituando sempre di più ad una politica che si ispira al taglio: su molti ambiti strategici, in primis la formazione, si sta abbattendo l’impietosa cesoia dei Ministri che dicono di dover riformare o di ridurre gli sprechi. Sprechi che, al di là delle dichiarazioni, continuano, in barba ai tanti sacrifici cui cittadini ed imprese sono sottoposti da tempo.

In ottica di crescita e ripresa, sembra singolare la strategia seguita dall’Italia: unico paese che in questo momento ha scelto di tagliare la formazione, un settore che altri Governi stanno rafforzando.

Lungimiranza dei nostri attuali governanti o piuttosto un ennesimo flop del Governo? Sarà solo il tempo a dirlo.

Al momento l’unico dato certo su cui possiamo riflettere è quello relativo agli incentivi alle imprese, in particolare quelle più piccole che compongono gran parte del nostro tessuto produttivo. Risulta, infatti, dalla “Relazione sugli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive” del Ministero dello Sviluppo Economico che negli ultimi anni le agevolazioni si stanno via via assottigliando e che riguardano soprattutto il Mezzogiorno d’Italia. L’ultima cifra a disposizione risale al 2008: l’85% delle agevolazioni concesse riguardano il credito di imposta per le aree svantaggiate, oltre che interventi a sostegno dell’innovazione.

Troppo poco soprattutto se si allarga lo sguardo oltre confine: nel 2007 l’Italia ha concesso aiuti alle imprese per un valore complessivo di 5,10 miliardi di euro, di cui 3,86 circa per l’industria e servizi. Il paragone con gli stati confinanti è molto significativo: la Germania ha sostenuto le proprie imprese concedendo aiuti per un valore rispettivamente di 16,23 e 14,5 miliardi di euro e la Francia di 9,80 e 6,89 miliardi di euro. Aiuti che, probabilmente, spiegano la ripresa più decisa che la Germania sta vivendo e l’affanno in cui permane la nostra economia italiana.

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