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Consumi: i tagli delle famiglie nel 2010

21/02/2011

Auto e computer vecchi: nel 2010 sono state pochissime la famiglie che hanno deciso di sostituirli, anche se vecchi. Sorte analoga è toccata anche all’abbigliamento: i nuovi ingressi nell’armadio di casa e nella scarpiera si sono ridotIe all’essenziale. Un rallentamento hanno registrato anche i consumi alimentari, frutto della maggior cautela avuta nelle proprie scelte di acquisto, orientate all'acquisto di prodotti utili e necessari. 

Il risultato è stato che nel 2010 le famiglie italiane hanno consumato di meno: -0,4% rispetto al 2009 che già era stato per i commercianti un periodo nero (-0,6%). 

I commerciali avevano riposto molte speranze nelle vendite natalizie di fine anno. Ma neanche questa festività tanto consumistica è riuscita a spingere troppo al rialzo le vendite. Dicembre 2010 su dicembre 2009, infatti, ha segnato una perdita del -0,5%. Un trend negativo che conferma la stagnazione dei consumi e che ha colpito alcuni settori di spesa più di altri, come la mobilità e trasporti, gli alimentari, l'abbigliamento e calzature. 

L'ultimo Icc, l'indicatore dei consumi della Confcommercio, fotografa la situazione italiana che sembra consolidarsi, secondo l’Istat, anche il primo mese 2011. Si assiste ad un peggioramento del clima di fiducia ed a dinamiche produttive troppo contenute. 

A fronte del pesante crollo nella spesa per la mobilità (con il calo del settore auto e moto, penalizzato anche dal rialzo dei prezzi del carburante che non ha certo aiutato) che ha visto scendere i consumi in quantità dell'8,7%, si è registrato una sostanziale tenuta dell'acquisto di beni e servizi per la casa. In questa categoria rientrano gli acquisti del televisore nuovo, sostenuti dal passaggio al digitale terrestre avvenuto in 5 regioni d’Italia nel 2010, l'acquisto di mobili e gli affitti ha segnato uno 0,7%. 

Beni e servizi per la casa, insieme alle comunicazioni, telefonia e informatica, è cresciuto del 2,7%, rappresentando uno dei pochi settori che, nell'analisi Confcommercio, ha un segno più. 

Calano anche gli acquisti alimentari, scesi del -0,6%. Un dato che allarma il Codacons "le famiglie italiane mangiano l'8,8% in meno rispetto a prima" e che se è vero che ridurre un po' la spesa dove c'è l'abbondanza non fa male bisogna "considerare che si tratta di un dato medio" e quindi dimostra "che ormai un terzo delle famiglie italiane non arriva a fine mese". 

Utile fare qualche distinguo in merito ai consumi alimentari delle famiglie italiane: da un lato, infatti, si assiste alla diminuzione della spesa alimentare realizzata nei circuiti tradizionali (negozi e supermercati), dall’altro all'aumento di quelli alternativi. Coldiretti segnala il boom dei farmer market, i mercati dei produttori che vendono direttamente alla clientela finale. Nati solo due anni fa, nel 2010 sono stati frequentati da 8,3 milioni di italiani. Le strutture attive sono cresciute del +28%. Un successo che Sergio Marini, presidente della Coldiretti commenta così: "danno risposta al desiderio di un nuovo stile di vita e di un modello di consumo più sostenibile". 

Infine, Confcommercio fa notare che mentre scende la domanda di consumi di beni (-1,3%), sale quella di servizi (+1%) e che le cose vanno meglio per le aziende che si rivolgono ad un mercato estero. Le aziende made in Italy che producono cosmetici, ad esempio, nel 2010 hanno visto aumentare il fatturato del +4,7%, spinto soprattutto dal valore record delle esportazioni (+15%). 

E le prospettive migliori per le imprese provengono proprio dall’estero, dove è già in atto una ripresa dei consumi: mentre la domanda nel mercato italiano langue, infatti, nel resto d'Europa si rilevano primi segnali di vitalità. A partire dalla Germania, dove la spesa per consumi del 2010 ha segnato un +0,5% e nel 2011 dovrebbe ulteriormente consolidarsi con una crescita stimata del +1,5%. 

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