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Tasse: chi pagherà la salvezza dell'Italia?

15/12/2011

I sacrifici saranno tanti. Lo annunciava sin dalla sua nomina il Neopremier Mario Monti che non ha mai fatto mistero della gravità della situazione italiana e della necessità di interventi importanti per salvare l’Italia e dare più credibilità ai mercati. 

Ma quale è la ricetta scelta dal nostro Governo? I tagli sono indispensabili e le risorse da reperire sono ingenti. Proprio su questo tema caldo riportiamo la tesi di 2 economisti di fama, Peter Diamond ed Emmanuel Saez, che di recente hanno pubblicato uno studio complesso sul livello di tassazione ottimale. 

Nella sezione intitolata "La tassazione progressiva: dalla ricerca di base alle raccomandazioni politiche" del loro studio, Diamond e Saez arrivano a definire l'aliquota ottimale in grado di far incassare allo Stato il gettito maggiore. 

Gli studiosi sostengono la necessità di intervenire sui maggiori percettori di reddito, le persone per intenderci più ricche. Dovendo reperire risorse rilevanti e, al contempo, cercare di varare riforme per la crescita del Paese, diventa più utile rivolgere la propria attenzione sui ceti medi ed alti. Togliere un dollaro di reddito a chi ne ha di più è avvertito certamente meno se si va a togliere qualcosa a chi è in difficoltà o in stato di sopravvivenza. 

Stando così le cose la politica tributaria dovrebbe chiedere uno sforzo in più alle persone che hanno di più. E’ una “questione di equità”, aveva affermato nel suo discorso programmatico Monti. Una frase che era piaciuta a tanti e che trova conferma anche nella teoria dei due studiosi. 

Diamond e Saez, infatti, indicano nel 70% l'aliquota ottimale sui redditi alti. Superare questo valore tenderebbe ad incentivare comportamenti controproducenti come l’aumento del lavoro nero. Il 70%, ai diretti interessati, potrebbe sembrare un furto. E’ opinione diffusa nei ceti alti che si debba ringraziare e quasi i maggiori percettori di reddito, in quanto "creatori di occupazione" e benessere.
 

Ma in un'economia competitiva il contributo che un individuo porta dal punto di vista economico è ciò che quell'individuo guadagna. E chi guadagna di più dovrebbe anche lasciare di più: pensiamo, senza alcuna retorica, ai grandi manager e politici che guadagnano centinaia di euro all’ora o per singole frazioni di ora. In termini di contributo al PIL nazionale, valgono molto più che un semplice lavoratore al quale è spesso riconosciuta una decina di euro l’ora. 

A voler essere veramente equi, l’1% più ricco che pensa di essersi guadagnato i soldi che percepisce, dovrebbe versare come tutti gli altri, in proporzione al loro contributo. E se il loro contributo si misura con quanto guadagnano, perché di dovrebbe avere verso di loro un trattamento di favore?

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