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Salgono le tasse per le medie imprese nel 2010

07/11/2011

Un'azienda su 2 ha pagato più tasse nel 2010. Nero su bianco, è il dato che emerge dai bilanci depositati in formato elettronico nel registro imprese delle Camere di commercio da 460mila società di capitali. L'elaborazione di InfoCamere misura il tax rate, cioè il carico tributario complessivo che grava sugli utili d'impresa.

In base ai risultati, quasi 200mila Spa e Srl si sono trovate a versare una percentuale più elevata di imposte rispetto all'anno precedente, pur in presenza di profitti spesso stazionari o decrescenti.

Di fatto, ogni € 100,00 di utili, il Fisco ne ha prelevati 34,70, anche se con grandi differenze settoriali: si va, infatti, dai € 18,30 per la categoria delle «attività professionali, scientifiche e tecniche» ai € 47,30 dell'«istruzione».

Complessivamente, il tax rate è leggermente diminuito (-0,5%), un dato che però non può essere interpretato come un alleggerimento della pressione fiscale. Piuttosto, si tratta di un effetto derivante – almeno in parte – dal riporto delle perdite fiscali dell'anno precedente, che ha permesso di abbattere il conto con l'Erario. Inoltre, per le imprese più grandi, ha inciso «anche l'aumento dei dividendi, non soggetti, come le plusvalenze, all'Ires» (fonte: «Dati cumulativi di 2030 società italiane» di Mediobanca).

Situazione più difficile per le medie imprese -

il tax rate secondo le stime Mediobanca, che però offre un quadro parziale dell’imprenditoria italiana, limitato alle sole imprese che hanno più di 500 dipendenti, raggiunge quota 34,6%, vicino al 34,6% stimato da Infocamere che, invece, prende in esame anche le imprese più piccole che popolano il tessuto imprenditoriale italiano. L'88% dei bilanci depositati si riferisce ad attività con meno di 15 addetti, molto lontano dal 10% delle società con meno di 200 dipendenti. Secondo i dati Infocamere per le imprese che si trovano in una fascia dimensionale intermedia, in termini sia di lavoratori, che di fatturato, il tax rate vola oltre quota 37%.

Mediobanca segnala che l'imposta sulle attività produttive per i gruppi di medie dimensioni raggiunge «un'incidenza dell'11% contro l'8% dei gruppi maggiori» e che «restano le problematiche della sua disomogeneità tra imprese aventi diverse strutture dei costi».

Le differenze anche rilevanti di tax rate possono derivare in parte dall'Irap, un’imposta che colpisce in misura più forte le imprese ad alta intensità di manodopera e differente da settore a settore di appartenenza delle imprese. Attività come quelle della ristorazione o dei servizi alberghieri, ad esempio, tendono a impiegare più lavoratori, talvolta anche stagionali, rispetto a quelle del settore trasporti e logistica. Sempre in termini di differenze settoriali, il tax rate del settore immobiliare è quasi dieci punti in meno rispetto alle costruzioni, dove la manodopera impiegata è mediamente più numerosa.

Ad incidere sui diversi livelli di tax rate vi sono poi anche altri tributi specifici, come la Robin Hood Tax. L'addizionale Ires sul settore energetico è parzialmente responsabile del +6% registrato tra il 2009 e il 2010, contestualmente all’aumento dell’aliquota di un punto percentuale. Un trend che si dovrebbe confermare anche alla luce della manovra di Ferragosto che ha portato al 10,5% l'aliquota, estendendo l'applicazione alle società di distribuzione e alle fonti rinnovabili da quest'anno.

Sul fronte opposto troviamo le attività professionali, scientifiche e tecniche per le quali il prelievo in assoluto è più basso. Basti pensare che ingegneri e architetti, che pagano a titolo personale gran parte delle tasse sui redditi.

Tra i principali paradossi italiani indicati da InfoCamere c’è quello dell’Irap addebitato anche alle società in perdita, come il 16,2% di tax rate applicato alle società con un fatturato negativo (situazione in cui ci si trova quando si hanno troppe scorte in magazzino ed un alto livello di invenduto).

Per superare questa situazione si potrebbero introdurre meccanismi automatici di sgravio, in sostituzione degli incentivi, recuperando dal taglio dei bonus alle aziende le risorse per limare il prelievo sulle attività produttive. Questi meccanismi aiuterebbero a superare le lungaggini ed i costi di gestione associati proprio agli incentivi per le imprese.

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