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Si allungano i tempi dei pagamenti statali alle PMI

25/10/2011

L’unione Europea già da un anno ha richiesto agli stati membri di ridurre i tempi di pagamento dei servizi erogati dalle imprese private nel termine tassativo di 30 giorni, pena sanzioni e diffide.

In Italia, dopo lunghi mesi di gestazione, il disegno di legge che tenta di recepire il dettato comunitario elaborato da Raffaello Vignali e il suo Statuto delle Imprese prosegue il suo iter, dopo aver incassato la recente approvazione unanime al Senato ed in attesa del passaggio alla Camera prima della promulgazione.

Nel frattempo che la politica segua il suo corso, le oltre 4 milioni di piccole e medie imprese italiane devono fronteggiare una situazione estremamente pesante quando hanno a che fare con commesse pubbliche. A confermarlo è anche Fondazione Impresa, ente veneto che nell’ ultima indagine condotta su un campione di oltre 1.200 aziende con meno di 20 addetti, delinea un quadro allarmante circa i ritardi nei pagamenti di servizi e commesse da parte dello Stato.

Una situazione su cui l'imposizione comunitaria, almeno per ora, non sembra sortire gli effetti sperati. Il nostro Paese, infatti, già maglia nera in Europa, non ha ancora attuato provvedimenti seri per rispondere alle richieste di Bruxelles. La Fondazione Impresa segnala che nel primo semestre 2011 i tempi medi di pagamento delle PMI da parte della pubblica amministrazione si sono ulteriormente dilatati di 7,8 giorni raggiungendo, in valore assoluto, poco più di 92 giorni complessivi. Numeri che peggiorano se analizziamo i tempi di pagamento delle imprese manifatturiere: i tempi medi di solvibilità da parte dello Stato superano i 4 mesi, questo il tempo che intercorre attualmente in Italia tra la realizzazione di una commessa pubblica e la sua effettiva contropartita in denaro.

Naturalmente qualche “distiguo” è d’obbligo: le imprese che lavorano per conto dello Stato più penalizzate le troviamo nel Sud Italia, dove chi fa impresa è spesso costretto ad indebitarsi con le banche per pagare i fornitori, i dipendenti ed essere in regola con il fisco. E deve attendere tempi più lunghi per ricevee il saldo: il tempo medio nel mezzogiorno supera i 116 giorni contro i 90 attesi dalle pmi del nord-ovest e gli 83 di quelle del nord-est. Una situazione che impedisce di investire ad esempio in ricerca e sviluppo e diminuisce la capacità finanziaria per intraprendere attività di export in un mercato domestico piuttosto stagnante.

Allo Stato si chiede un’inversione di rotta, non solo per le imprese ma anche per evitare ulteriori aumenti della spesa pubblica, oggi già tanto oggetto di discussione. Se, infatti, venisse recepita la direttiva comunitaria 7/2011 che prescrive il limite massimo di 1 mese tra erogazione di un servizio e corrispettivo pagamento l’Italia si verrebbe a trovare nell’infelice situazione di non essere in grado di rispettare i tempi indicati dall’UE e quindi di dover far fronte a continue diffide e sanzioni. Una beffa ulteriore per gli italiani che fanno i conti con una spesa pubblica elevata e necessari tagli per porvi un freno.

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