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Le italiane vanno a tutta birra

22/07/2011

Nonostante la crisi il comparto della birra in Italia mostra interessanti segnali in controtendenza.

Oggi si contano, numerose aziende attive nel comparto, complessivamente 350, il doppio rispetto al 2005. Altro dato interessante è che queste aziende producono e diffondono sul territorio propri marchi, erodendo negli ultimi 4 anni il 2% del mercato ai big player. Un mercato, quello italiano della birra, che fino a qualche anno fa era dominato da grandi aziende multinazionali straniere e che oggi presenta dinamiche e piccole e medie realtà imprenditoriali in crescita.

Aziende che, pur non essendo ancora in grado di scalfire la leadership delle straniere, oggi sono scelte da un numero crescente di clienti e che servono un mercato nazionale in crescita.

Nel 2010, dopo 2 anni consecutivi di calo, la domanda di birra in Italia è aumentata, in controtendenza rispetto all’Europa (il +2,1% contro il -6,6%). Rispetto all’Europa, però, l'Italia resta molto indietro in termini di litri pro-capite consumati: 28,6 contro i 69,9 della media europea.
 
Un dato, quello dei consumi, che ci posiziona all'ultima posizione della classifica europea. Le previsioni per i prossimi anni sono incoraggianti: “sono sicuro che entro 5 anni questo gap si ridurrà: perché il mercato nazionale della birra sta crescendo. Già oggi i suoi estimatori sono pari a quelli del vino. La bevono 16 milioni di donne. Inoltre, stanno aumentando i consumi spiradici e abituali, in particolare tra quelli che hanno meno di 45 anni di età” ammette Alberto Frausin, neo presidente di Assobirra.

La birra italiana è cresciuta molto nell’export: nel 2010 la crescita registrata rispetto al 2009 è stata del +7,1%. Oltre il 50% viene distribuita nel Regno Unito, la restante quota viene assorbita da altri mercati europei. Nei primi mesi del 2011 la crescita dell’export è proseguita, a fronte di un import che è rimasto sostanzialmente invariato. Si è ribaltato il rapporto import-export del 2010, quando l’importazione è cresciuta più dell’esportazione, con birre provenienti per il 53,1% dalla Germania.

Il saldo commerciale negativo del 2010 conferma che l’Italia è un paese interessante per i produttori esteri, i quali hanno trovato  proprio nel Belpaese un mercato ideale per assorbire le perdite registratem, a causa della crisi, nei loro mercati nazionali.

I big player del settore che detengono il 61,9% del mercato sono 4 e tutti big player:
1. La Inbev, il primo gruppo mondiale, distributrice dei marchi Beck’s, Stella Artois, Leffe e Tennent’s
2. il gruppo olandese Heineken che distribuisce diversi marchi storici come Moretti e Dreher e presente nel mercato italiano dagli anni ‘70
3. il gruppo Carlsberg che è sbarcata in Italia ach’essa negli anni 70 e gestisce i marchi Carlsberg e Tuborg
4. la sudafricana SAB Miller, attiva in Italia da 8 anni, che ha acquisito il celebre marchio Peroni ed oggi in Italia vanta 3 stabilimenti nei quali produce Peroni e Wuhurer e anche la statunitense Miller e la ceca Pilsner Urquell

Tra le aziende italiane più rilevanti in termini di giro d’affari ci sono una cinquantina di aziende più grandi e strutturate tra cui le più giovani Maltus Faber, Amarcord, Birrificio Italiano e Birrificio del Ducato che si sono affiancate ai grandi brand storici come l’Altoatesina Forst, Hausbrandt Trieste 1892 di Treviso che ha rilanciato dopo quasi 1 secolo la storica birreria Pedavena di Feltre. Negli ultimi 4 anni le aziende italiane sono riuscite ad accrescere la propria quota di mercato, passata dall’8% al 9,7%, rosicchiando quasi il 2% ai leader del settore.

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