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La Germania torna a crescere. E l'Italia?

23/06/2011

Il ruolo di potenza europea della Germania viene ancor più sottolineato in questo momento di crisi. La Germania, infatti, sta dimostrando di essere in grado di assorbire la crisi e di ripartire. Se possibile, anche più forte rispetto al passato.

Ma quanto riescono a beneficiare le aziende del made in Italy di questa ripresa economica? Molto meno che in passato. E le ragioni sono diverse. Innanzitutto bisogna tener conto che, per uno dei settori chiave, quello dei macchinari, l’export in Germania si è ridotto. Luca Paolazzi, direttore del Centro Studi Confindustria, segnala che “l’impatto del mercato tedesco sulle nostre vendite estere si è ridotto”, scendendo da poco meno del 20% nel 1990 al 13,2% dei nostri giorni. Gli scambi commerciali con la Germania cambiano in base ai settori ed alle aziende: il settore dei mobile italiano, ad esempio, è ancora in forte sofferenza nonostante evidenti segnali di ripresa nel 2011. “I primi 3 mesi del 2011 sono andati bene grazie all’export, Germania compresa. Non dimentichiamoci, però, che nel 2009 il nostro settore ha subito un crollo dell’export pari al 22% e che l’anno scorso abbiamo recuperato appena 5 punti e mezzo” spiega Giovanni Anzani, Presidente Assoarredo.

Il mercato tedesco è molto diverso da quello nostrano e lì ad essere premiate sono le aziende in grado di garantire “puntualità, servizio, investimenti sulla rete di vendita; altrimenti è meglio rimanere a casa perché la concorrenza è durissima”.

Sul mercato tedesco diventa molto difficile affermarsi per le imprese che non riescono a proporre prezzi altamente competitivi “un tempo - spiega Guidalberto Guidi, Presidente Aniealle nostre aziende bastava saper produrre. Oggi sono le medie e grandi imprese tedesche che vengono a visitarti. E se non sei competitivo sul piano della qualità, del servizio e soprattutto su quello dei prezzi hai chiuso”. E molto spesso essere competitivi significa per le imprese italiane aver delocalizzato, spostando gli impianti produttivi in quei paesi dove il costo del lavoro e della manodopera è più basso.

Qualche speranza proviene, secondo una ricerca condotta dal Centro Studi di Confindustria sugli scenari industriali e le strategie di sviluppo adottate dalle aziende italiane per uscire dalla crisi. In Italia si stanno facendo largo nuove realtà imprenditoriali, non necessariamente di grandi dimensioni, che stanno investendo su innovazione, ricerca ed attente strategie di mercato. Imprese che propongono prodotti di ottimo livello a prezzi competitivi, capaci di esportare con successo anche in Germania.

Ma la soluzione ai mali italiani non può giungere dal mercato tedesco. La ripresa dell’export può certamente giocare un ruolo positivo, ma da solo non basta. “Per agganciare la ripresa – prosegue Guidalberto Guidi – ci vogliono meno burocrazia e meno norme che intralcino lo sviluppo delle imprese. E ci vuole anche un mercato interno più reattivo: i consumi restano molto bassi”.

Non può sfuggire che la crescita che la Germania sta vivendo oggi, è anche la conseguenza della modernizzazione realizzata con stanziamenti pubblici, come la ferrovie, le linee elettriche, le autostrade. “In assenza di investimenti pubblici capaci di dare una scossa positiva al Paese è impensabile il raggiungimento dei tassi di sviluppo vicini a quelli tedeschi” conclude Guidalberto Guidi.

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