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PMI: grazie ad internet crescono di più

05/05/2011

PMI: grazie ad internet crescono di più

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Internet è un fenomeno di rilevanza mondiale che però è diffuso ed utilizzato in misura differente da Paese a Paese. In Italia, secondo il rapporto “Fattore internet, come internet sta cambiando l’economia” di Google e BCG, nel 2010 internet è cresciuto parecchio grazie all’aumento della familiarità della popolazione con i nuovi media, l’impulso dato dalla pubblica amministrazione che inizia ad erogare molti servizi tramite la rete e l’aumento delle velocità di connessione.
 
Nei prossimi anni questo trend positivo potrebbe proseguire supportato da un ulteriore rafforzamento dell’e-commerce e dall’affermazione del m-commerce, le transazioni realizzate con dispositivo mobile. L’Italia è paese leader per la diffusione e l’utilizzo di dispositivi mobili ed è facile prevedere che l’uso del web e gli acquisti passeranno sempre più attraverso smartphone e tablet.

Il rapporto stima il valore attuale e potenziale dell’internet economy: nel 2010 questa valeva 31,6 miliardi di euro, pari al 2% del Pil. Solo un anno prima il valore complessivo si attestava intorno ai 28,8 miliardi di euro (l’1,9% del PIL). Per avere un quadro ancora più chiaro, nello stesso periodo agricoltura ed utilitiesa valevano il 2,3% del PIL e la ristorazione il 2%.

La crescita stimata entro il 2009 ed il 2015 è tra il 13% ed il 18%. Se queste previsioni saranno rispettate l’internet economy potrebbe arrivare a valere nei prossimi 4 anni tra il 3,3 ed il 4,3% del PIL nazionale.

Numeri positivi che derivano dalla crescita del numero di utenti che accedono almeno una volta al mese ad internet (oggi 28 milioni, +16% rispetto al 2009); le famiglie che vanno in rete sono circa 13 milioni. Da un punto di vista anagrafico si sta riducendo il GAP tra le diverse fasce d’età: in particolare il 70% di chi ha tra 6 e 55 anni accede alla rete, il 44% di chi ha 45-64 anni e, infine, il 7% degli over 65. Una fascia, quest’ultima, che  sensibilmente cresciuta nell’ultimo anno.
 
Dal punto di vista territoriale non sembrano esserci grandi differenze di accessi alla rete tra aree metropolitane e rurali, mentre qualche differenza si nota a livello regionale. Nel Nord Italia è circa il 50% delle famiglie ad andare in rete, contro il 40% in media nel Mezzogiorno. Nel 2010 le vendite online hanno toccato quota 6,5 miliardi di euro. Un valore che, sebbene in termini assoluti, ci lascia un po’ indietro rispetto ad altri Paesi avanzati, come Usa, Regno Unito e Germania, dall’altro si evidenzia per la crescita del +14% rispetto all’anno precedente.

La crescita è stata trainata dall’ingresso di nuovi players online, del calibro di Roberto Cavalli e Dolce&Gabbana, che hanno fatto impennare l’e-commerce nel settore moda made in Italy (+43% rispetto al 2009). L’Italia è un mercato appetibile, come confermano la presenza di Amazon che ha raggiunto i 4 milioni di utenti unici o, ancora, di Groupon che in Italia vanta 5,5 milioni di utenti unici mensili.

Per quantificare l’impatto reale dell’internet economy il rapporto “Fattore internet, come internet sta cambiando l’economia” di Google e BCG, analizza i benefici diretti derivanti dalle vendite, ma anche quelli indiretti come le vendite realizzate nei punti vendita tradizionali a seguito di ricerche condotte online, il b2b, l’e-procurement (beni acquistati on line dalla pubblica amministrazione per un importo di circa 7 miliardi di euro nel 2010) i risparmi per i consumatori, stimati in media del 20% a transazione, o ancora i benefici sociali e i vantaggi in termini di taglio di costi e tempi per le imprese.

Proprio in riferimento ai benefici economici di internet per le Imprese il rapporto analizza gli impatti distinguendole in 3 gruppi:
- imprese attive online che hanno un sito ed effettuano azioni di marketing virtruali e di e-commerce
- imprese online ovvero che hanno una presenza sul web ma non realizzano azioni di marketing e di e-commerce
- imprese offline

Dei tre gruppi sono le prime a trarre i maggiori vantaggi in termini di ricavi (+1,2% nell’ultimo triennio contro il -2,4% di quelle online e del -4,5% per quelle offline), produttività (il 65% contro il 28% di quelle online ed il 25% delle offline) e di occupazione (il 34% contro l’11% delle offline). E proprio sul fronte dell’occupazione si segnala un crescente bisogno di profili nuovi che vanno dai commmunity manager per social newtork, agli esperti di siti, alla gestione di portali di e-commerce.
 
Il 73% delle aziende attive online che sviluppano azioni di marketing ha dichiarato di avere dipendenti in più. Territorialmente, il tessuto imprenditoriale che sembra aver colto le maggori opprotunità è localizzato nelle regioni di Sicilia, Lombardia e Lazio dove le percentuali di imprese attive online sono state nell’ordine del 46% del 42% e del 39%. Tra le iniziative di marketing preferite compaiono in testa alle preferenze degli intervistati la pubblicità sui motori di ricerca e l’ottimizzazione della posizione su di essi, seguiti da pubblicità via email e lo sviluppo di pagine sui social network.

L’Italia, insomma, è un paese con buone prospettive di crescita. Il processo di crescita dell’e-commerce è già molto evidente, ma potrebbe addirittura subire un’accelerata in più nei prossimi anni. Perché l’Italia da sempre si segnala come il paese Leader nella diffusione ed utilizzo di dispositivi mobili. Ed è proprio dall’m-commerce che potrebbero giungere le maggiori prospettive di crescita. In Italia, secondo il rapporto, vi sono circa 15 milioni di smartphone posseduti, di cui 10 milioni utilizzati per navigare in rete. Il 3% di chi è dotato di smartphone, inoltre, lo usa anche per fare acquisti online. Il 10% di dichiara interessato ad utilizzarlo per acquistare prodotti e servizi online, una propensione di gran lunga superiore a quella che si registra in Francia (il 3%) ed in Germania (il 4%).

Secondo l‘Indice di Intensità Internet creato dalla Boston Consulting e basato su aspetti come l’uso e la diffusione della banda larga, l’Italia è in penultima posizione rispetto al resto d’Europa, avanti alla sola Grecia e dietro a molti altri paesi europei nostri diretti concorrenti. Il web incide solo, si fa per dire, per il 2% nel PIL nazionale, contro un 7,2% britannico ed un 7,3% danese. Ma l’Italia sta vedendo crescere l’e-commerce più che altrove (+14% nell’ultimo anno), una crescita che evidente anche nel settore dell’advertising online (+15% in Italia contro l’8% francese ed il 9% britannico).

Le previsioni per il futuro però sono incoraggianti, sempre secondo questo rapporto da qui al 2015 sembra che 15 centesimi di crescita potranno essere riconducibili all’espansione dell’Internet economy con un margine di errore che si attesta tra i 12 o 18 centesimi in base allo scenario che potrà presentarsi.

Quali dunque le priorità nei prossimi anni?
1. le piccole imprese devono spostarsi online perché chi innova di più negli ultimi hanno ha registrato risultati migliori
2. sviluppare modelli ad hoc per l’m-commerce che in Italia presenta prospettive e margini quasi unici nel mondo
3. diffondere una cultura web oriented. In questo senso anche l’erogazione dei servizi al cittadino ed alle imprese via web promosse dalla Pubblica Amministrazione potranno giocare un ruolo fondamentale nel riuscire ad accrescere la familiarità degli italiani con le moderne tecnologie.

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