Cerca

libro

titolo: Change&Coach®. Un approccio integrato all'eccellenza organizzativa

I nostri Partners

  • Ius&Web Informazione Giuridica
  • Weblegal - consulenza legale
  • IIM
  • Business World
  • Francoangeli
  • Scint
  • Temporary Management
  • Mercatoglobale
  • Elleccere
  • Morelli & Lippolis
  • mito4
  • Mymarketingnet

E-commerce: le associazioni europee bocciano la proposta Ue

19/04/2011

Risale allo scorso 24 marzo l’approvazione da parte del Parlamento Europeo di una direttiva sui “Diritti dei Consumatori".

Le nuove misure previste riguardano essenzialmente 4 aspetti
1 L’accesso all'informazione – si riconosce al consumatore il diritto di ricevere una completa informazione sul prezzo finale prima che la vendita sia conclusa.
2 Le spedizioni - le regole approvate dal Parlamento prevedono che i prodotti acquistati vengano spediti entro 30 giorni, limite dopo il quale il consumatore può cancellare l'ordine. Il commerciante è responsabile di qualsiasi danno o perdita avvenuti durante la spedizione.
3 Il recesso e rimborso - per le vendite a distanza in cui l'acquirente non può visionare direttamente il prodotto viene riconosciuto il diritto entro i 14 giorni successivi l'acquisto, di restituire il bene per qualsiasi motivo, ottenendo il rimborso entro i successivi 14 giorni. Per prodotti di valore superiore ai 40 euro, il commerciante ha il dovere di pagare la spedizione, in caso di restituzione. Il diritto di recesso è applicato anche alle aste online, ma non ai prodotti digitali tramite download (es. musica, film o software), poiché la vendita si considererebbe conclusa al momento dell'inizio del download.
4 La burocrazia per le PMI - il Parlamento ha approvato un'esenzione dalle nuove regole sull'informazione al consumatore per le cosiddette "transazioni quotidiane", se il bene è consegnato immediatamente. Per i "contratti misti" di beni e servizi, entro i 200 euro, l'informazione può essere comunicata oralmente, secondo un emendamento approvato dai deputati. Risultano esentate le riparazioni urgenti (es. lo scoppio di una tubatura) dal diritto di recesso di 14 giorni.

A mobilitarsi contro la proposta sono diverse associazioni, tra cui l’italiana Netcomm (Consorzio del Commercio Elettronico Italiano). Se approvati in via definitiva gli emendamenti rischierebbero “non solo di minare alla base l’esistenza stessa del settore in Europa, ma anche di generare una pericolosa spirale inflazionistica sui prezzi dei prodotti venduti online”.

In una nota, Netcomm ricorda che i consumatori europei online sono oltre 150 milioni, poco meno di 10 milioni solo in Italia e che l’aumento dei compratori online su scala europea è favorito da 3 fattori
- un servizio sempre più efficiente
- convenienza economica
- comodità di acquisto.


L’inarrestabile crescita dell’e-commerce in Europa ha permesso di incrementare posti di lavoro e la creazione di nuove imprese, contrastando gli effetti di una crisi che genera sacche crescenti di disoccupazione.

“E’ assurdo
– commenta Roberto Liscia, presidente di Netcomm - che il Parlamento Europeo legiferi in materia di eCommerce senza avere sentito nessuna delle associazioni di riferimento del settore nei vari Paesi europei.”

Se la direttiva passasse, i costi di trasporto dell’eCommerce europeo che oggi valgono circa 5,7 miliardi di euro, salirebbero di circa 10 miliardi di euro. Un aggravio che, precisa Liscia “ricadrebbe inesorabilmente su un peggioramento dei prezzi per i consumatori. Molte PMI italiane ed europee si vedrebbero costrette a chiudere e molte start up addirittura a non nascere in un momento in cui la forza e la vitalità imprenditoriale è più necessaria che mai per portare l’Italia e l’Europa fuori da una crisi fortissima che ha lasciato pesanti segni e dalla quale ancora non siamo del tutto usciti. In Italia, poi, la gravità sarebbe ancora più evidente se si pensa che solo da poco tempo si sta recuperando il terreno perduto e mai come oggi si respira un fermento imprenditoriale che non può fare che bene al settore e all’intero sistema Paese”.

Nel dettaglio le critiche principali sollevate riguardano:
- Articolo 22: prevede che i siti di eCommerce debbano consegnare in tutta Europa, penalizzando le piccole realtà interessate ad effettuare vendite in un solo Paese. Si imporrebbe fin dall’inizio l’implementazione di un sistema di pagamento con 7 valute differenti, multilingua. Questa complicazione frenerebbe qualsiasi iniziativa imprenditoriale online e limiterebbe la scelta delle imprese in termini di mercato di riferimento.
- Articolo 12: nei Paesi europei il consumatore ha 7-10 giorni (in Italia 10) per esercitare il diritto di recesso e restituire un prodotto integro e non utilizzato, ottenendo in cambio il rimborso. La nuova direttiva farebbe salire i tempi di restituzione, prevedendo la notifica entro 14 giorni e la restituzione entro i successivi 14. L’emendamento potrebbe incoraggiare i consumatori ad aumentare gli ordini dei prodotti rispetto a quanti ne intendono comprare, con costi aggiuntivi per i venditori online ed un impatto ambientale derivante dai trasporti in aumento.
- Articoli 16 e 17: il sito di eCommerce è tenuto al rimborso del consumatore entro 14 giorni e non più entro i 30 prima consentiti. Il venditore potrebbe trovarsi a rimborsare il bene prima di averlo consegnato e quindi non avendo la possibilità di verificare che il prodotto sia integro, non utilizzato e uguale a quello spedito. Per gli ordini superiori a 40 euro, l’azienda è tenuta a rimborsare anche le spese di reso. Questo notevole aggravio per i venditori mina alla base la sopravvivenza di molti di loro, generando anche il rischio di un conseguente aumento dei prezzi su Internet.

[vai all'archivio]

I commenti degli utenti

Non ci sono commenti.

[lascia un commento]

Leggi anche:

Nome (*)
Email (*)

Oggetto (*)
Commento (*)

Codice invio (*)

* campi obbligatori. L'email non verrà pubblicata.

E-mail del destinatario:



Il tuo nome:

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});