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L’E-commerce italiano sbarca nel mercato orientale

scritto da Rosvanna Lattarulo - r.lattarulo@e-development.it 22/03/2013

L’E-commerce italiano sbarca nel mercato orientale

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Nel 2012 il commercio elettronico ha superato quota 1 miliardo di miliardi di dollari nel mondo. Per l’anno in corso grande è la crescita stimata in paesi come Cina, India e Indonesia.

Morgan Stanley stima che la penetrazione dell’e-commerce oggi del 6,5% nel 2016 raggiungerà il 9,3%, con punte del 18% in Sud Corea e 14% negli Usa. Il mercato asiatico da questo punto di vista risulta molto promettente: il rapporto “Asia B2C eCommerce Report 2013” di yStats.com segnala

- per la Cina un tasso di crescita dell’e-commerce del 30% entro il 2016

- in Corea del Sud la forte predilezione per gli acquisti tramite smartphone

- il Giappone è al terzo posto mondiale per acquisti online.

Una ricerca Exane Bnp Paribas segnala che la Cina gode di una crescita esponenziale del commercio elettronico e del potere d’acquisto. La penetrazione di internet tra la popolazione è cresciuta dal 5% del 2002 al 42% del 2012. Nel 2013 si dovrebbe arrivare a quota 46%. Ecco che l’E-commerce da profittevole canale di vendita può diventare per molte imprese, anche medio piccole italiane, uno strumento di internazionalizzazione verso il grande mercato asiatico.

A favorire l’ascesa del made in Italy in quest’area geografica vi sono 3 fattori

1. il pubblico orientale che ha grande attrazione verso il commercio elettronico

2. l’aumento della capacità di spesa del cittadino asiatico (nel 2011 gli acquirenti online cinesi erano 187 milioni)

3. l’Oriente è un grande bacino di nuovi clienti anche “ricchi”, pronti a spendere pur di acquistare un bene di lusso Made in Italy. Alcune imprese hanno sviluppato siti ad hoc per l’Oriente, altri si sono limitati con la traduzione in lingua cinese dei propri siti Internet.

Tra i grandi di grandi gruppi di retail che hanno già un presidio sul mercato cinese figurano Zara, Hugo Boss e a breve anche Gucci. Oltre alla moda, del made in Italy agli orientali piacciono anche i prodotti alimentari. Il vino, ad esempio, è tra i comparti che meglio sta resistendo alla crisi, con buoni tassi di crescita.

“Un paese che nel 2012 ha visto i propri consumi di vino crescere del 6% e che è ormai diventato il terzo mercato mondiale per i vini rossi” spiega Giovanni Mantovani, direttore di Verona Fiere, sede espositiva di Vinitaly. “Per questo Vinitaly dedicherà proprio alla Cina uno spazio importante con la prima visita in Italia di una delegazione guidata dal ministro per il Commercio estero cinese e un seminario nel quale verrà approfondita la realtà del mercato cinese e verranno illustrate alcune best practices. Perché se è vero che abbiamo terreno da recuperare in Cina, questo non significa che non ci siano imprese made in Italy che abbiano avuto successo in Cina”.

A queste iniziative isolate se ne aggiungono anche altre finalizzate ad incrementare il business online tra Produttori Italiani e Consumatori Asiatici. Il 6 aprile verrà presentato il Vinitaly Wine Club, una piattaforma online per gli amanti del vino che potranno entrare in contatto con i produttori in maniera diretta e trattare con loro.

E pare che Netcomm (vai al sito), consorzio del commercio elettronico starebbe vagliando l’ipotesi di creare un portale Web per promuovere il Made in Italy in Cina, agevolando la penetrazione dei nostri prodotti in Cina. Un percorso che vedrebbe Netcomm impegnata anche nell’offrire supporto alle imprese per selezionare la giusta gamma di prodotti con più probabilità di successo sul mercato orientale.

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