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Il ritardo italiano

16/04/2009

Il ritardo italiano

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Numerosi paesi europei già da tempo hanno realizzato piani di marketing territoriale coerenti con le specificità dei loro territori. Alcuni di questi hanno anche realizzato delle riforme o riorganizzazioni istituzionali per diffondere nuove competenze e professionalità nel settore turistico, per raccordare gli enti centrali con quelli locali, per creare enti di raccolta ed elaborazione dati a fini turistici.

GRAN BRETAGNA: è stato creato un sistema composto da agenzie regionali che rappresentano un anello di congiunzione tra il governo centrale ed altri organismi nazionali e quello sub-regionale. In questo modo ogni agenzia si fa portavoce delle esigenze e peculiarità di un dato territorio in sede centrale e si riesce ad avere al centro una chiara visione.

FRANCIA: nel territorio sono presenti diverse strutture di assistenza turistica sia di emanazione pubblica che privata e numerose agenzie provinciali di sviluppo economico che hanno il compito di attrarre investimenti francesi e stranieri. L’Aderly, per l’agglomerato urbano di Lione, l’ADIL, per la zona di Saint Etienne, e la Maurienne Expansion, per la zona di Modane, si rivolgono specificatamente agli investitori italiani.
Interessante risulta il caso SODIE, società totalmente privata di riconversione industriale che fornisce assistenza gratuita agli investitori francesi e italiani interessati ad insediarsi in una zona industriale abbandonata dalla Usinor-Sacilor, azienda di cui Sodie è filiale, e che assume ex-dipendenti della stessa. Supporta le imprese, ad esempio, nella selezione delle zone e delle strutture in Francia, assistenza finanziaria con tassi di credito agevolati, ecc., Oggi la SODIE vanta collaborazioni con grandi realtà imprenditoriali, tra cui Philips, General Electric, Kodak, Moulinex, Caterpillar, e circa 4000 piccole imprese ed ha anche aperto un ufficio di consulenza a Milano.

GALLES ED IRLANDA: sono due esempi molto positivi in termini di capacità di attrazione di investimenti. Il Galles, alle prese con un processo imponente di deidustrializzazione, tramite la Wells Development Agency è riuscita ad attrarre investimenti esterni e creare un tessuto produttivo diversificato. L’agenzia fornisce assistenza in loco alle imprese estere e gestisce tutti gli aspetti operativi che l'insediamento di un'attività imprenditoriale, proveniente dall'esterno, comporta. L’agenzia individua l'area di insediamento e pianifica gli incontri, nell’arco di una sola giornata, l'imprenditore e tutti gli addetti ai lavori (elettricisti, installatori di impianti, funzionari amministrativi, rappresentanti sindacali) e fornisce inoltre personale specializzato in varie discipline. Già diverse aziende italiane si sono insediate nel Galles creando nuovi posti di lavoro. Tra queste anche la Candy, industria italiana, in Galles ha creato un insediamento produttivo.

ITALIA: l’Italia ha cominciato ad interessarsi a queste tecniche di promozione da pochi anni, perdendo nel frattempo capacità di attrazione degli investimenti e, dunque, competitività in molti settori economici, turismo compreso. Con il risultato che oggi il nostro Paese non è ritenuto un luogo ideale per compiere degli investimenti. Le carenti infrastrutture, l’eccesso di burocrazia e la contenuta attenzione da parte delle istituzioni alle logiche del marketing del territorio integrate in una visione sistemica hanno ricadute negative sul turismo italiano, sulla carta un comparto che avrebbe invece potenzialità enormi viste le bellezze naturali e paesaggistiche presenti nel nostro Paese. Molte risorse pubbliche continuano ad essere investite in azioni dettate più da logiche clientelari che da una volontà politica precisa di sostegno e sviluppo del comparto. Pensiamo ad esempio al recente e deplorevole caso del portale Italia.it che prometteva di essere la vetrina del Belpaese nel mondo del web. Oggi www.italia.it, ovvero quello che avrebbe dovuto essere un invidiabile biglietto da visita online, ha finito per essere un indirizzo inesistente. E la beffa è che in due anni e mezzo sono stati spesi circa 7 milioni di euro, dei 45 originariamente stanziati, per la costruzione e la gestione del portale che, per altro, da subito è stato criticato dagli addetti ai lavori perché vecchio nell’impostazione, con una struttura troppo articolata e contenuti errati. Un cattivo esempio che Confturismo commentava "i tempi della politica non sono quelli delle imprese" e che si somma ad un’organizzazione del settore troppo frammentata in enti ed agenzie che dal centro fino alla periferia mancano di un coordinamento che rafforzi il comparto.

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