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Immigrati, un target da non sottovalutare

08/03/2011

Il rapporto Eurisko “I consumi dei migranti” offre interessanti spunti e si presenta come un valido supporto per i responsabili marketing delle aziende italiane. Nel nostro Paese, infatti, esiste una fetta ben nutrita di immigrati. Che lavorano e quindi spendono. Proprio come gli italiani. Nell’indagine sono prese in esame le principali voci di spesa degli immigrati ed individuate alcune (non tantissime) differenze rispetto agli italiani. Obiettivo della ricerca è stato cercare di capire come gli immigrati ripartiscono le proprie spese, calcolando che un nucleo familiare di 3 persone in media dispone di circa 1200 euro al mese, la metà circa di quanto spende una famiglia italiana.

"Abbiamo lavorato sui sei principali gruppi etnici - rumeni, nordafricani, ucraini, filippini, cinesi e latinoamericani - attraverso colloqui individuali, incontri con leader delle comunità e mille interviste personali, un campione rappresentativo degli immigrati in Italia, per distribuzione sul territorio e Paese di provenienza",
spiega Elena Cappelletti che ha diretto la ricerca, alla sua terza edizione: "gli intervistati erano tutti maggiorenni, con permesso di soggiorno tranne una piccola quota di irregolari, inclusi per rappresentare anche quelli che stanno peggio.”

Questo variegato universo è composto da 5 milioni di persone che dichiarano al fisco un imponibile di circa 33 miliardi di euro e pagano circa 7,5 miliardi di euro di contributi previdenziali. Sono soprattutto dipendenti (il 10% di quelli che lavorano in Italia), ma anche titolari del 3,5% delle imprese.

Aspetti socio-culturali ed economici.
Gli immigrati sono mediamente più giovani degli italiani (hanno in media 37 anni contro i 49 degli italiani) e hanno figli nel 57% dei casi (gli italiani sono invece il 30%). Il loro livello di scolarizzazione è paragonabile a quello degli italiani e da un punto di vista religioso vi è una predominanza dei cristiani (il 46%). Professionalmente, svolgono lavori umili, molti dei quali poco piacciono agli italiani, come badanti, operai e muratori. C’è però anche qualche impiegato e libero professionista.

Le entrate bastano. La vita in Italia non è semplice e gli sforzi per adeguarsi al costo della vita italiana sono tanti. Per risparmiare sono attenti agli sconti e a volte rinviano i ritorni a casa per risparmiare. Le entrate però se le fanno bastare: ne è convinto il 50% degli immigrati provenienti dall’Europa centro-orientale, il 55% degli asiatici, il 58% dei sudamericani. Solo gli africani si lamentano per i propri guadagni (solo il 38% si dice soddisfatto).

L’immagine dell’Italia. Gli africano sono ancora una volta il gruppo che segnala una divergenza tra le aspettative all’arrivo e la realtà quotidiana che si trovano a vivere, probabilmente perché "sono il gruppo più in difficoltà." Per 1 immigrato su 2 siamo un popolo simpatico, socievole, ma largamente razzista. Naturalmente, chi ha già messo s famiglia in Italia ed ha intessuto rapporti sociali, vive meglio. Si fa gruppo tra connazionali, mentre vi sono poche possibilità di relazione con nazionalità diverse.

Le spese per la casa. L'abitazione per il 70% degli immigrati è la principale voce di spesa. La crisi ha spazzato via in molti il sogno di acquistare 1 casa: il 69% vive con la famiglia, con amici o parenti, e si ritiene abbastanza soddisfatto (68%) della propria sistemazione. Il 50% è in affitto e paga circa € 430,00 al mese. Il 31% condivide una stanza o è in una situazione ancora più precaria.

La spesa alimentare.
Il discount è il luogo nel quale gli immigrati comprano di più, ma crescono gli acquisti nei supermercati, grazie ad offerte e promozioni. In questo modo anche loro posso accedere, come gli italiani ai prodotti di marca “che incarnano valori di aspirazione e integrazione", spiega Cappelletti. Fa un balzo, dal 31 al 41 per cento, la percentuale di chi sceglie negozi etnici. Il 58% tuttavia dichiara di aver modificato le proprie abitudini alimentari; il 5% continua a mangiare solo piatti tipici. Per il 96% del campione il cibo rappresenta la principale voce di spesa.

Trasporti e figli. Il 60% degli immigrati indica tra le principali voci di spesa anche la benzina, questo perché il 55% ha in famiglia un'auto, l'11% una moto o un motorino. Seguono le spese per l’istruzione: tutti dichiarano di compiere i maggiori sforzi per un futuro migliore per i propri figli.E per tutti la vita ruota attorno ai loro bisogni.

Internet e telefonia.
Il 94% segnala tra le uscite più significative la ricarica del cellulare. Uno strumento che aiuta a vincere la solitudine e a mantenere vivo il rapporto con i cari rimasti a casa. Si chiama dal telefono fisso e, anche se meno che in passato, dai phone center. Ma anche via skype; la penetrazione del web tra gli immigrati è analoga a quella tra gli taliani. In soli 4 anni le connessioni ad internet degli stranieri sono passate da 26% (nel 2006) al 42% (nel 2010). Mediamente ci si collega quasi 4 volte la settimana, per le mail e i social network. Il 29% conosce l'home banking; il 9% ha esperienze di e-commerce. E come gli italiani, anche gli immigrati hanno spesso più di 1 cellulare, per sfruttare al massimo i vantaggi derivanti dalle promozioni. Dice Cappelletti: "E i telefonini attraggono come oggetti in sé: specie i più giovani, attenti al brand". Curiosità: come gli italiani, il 41% ha un cellulare Nokia”.

Intrattenimento e cultura. Queste voci di spesa sono ridotte al minimo. Di tutti i media la tv è fondamentale e piace molto al 58% del campione. Aiuta a mantenere un legame con il paese d'origine: il 33% ha un'antenna parabolica, 1 su 10 è abbonato a Sky. La radio è un’abitudine per il 51% del campione, una media analoga a quella italiana. In calo la lettura sia di giornali del proprio Paese (scesi dal 30 al 25%), ma anche di free press (dal 31 al 28%) e periodici (dal 30% al 28%). Salgono i lettori di quotidiani sportivi (dal 12 al 16%) e in genere di quotidiani. Si spende meno in libri, in cd. E per la prima volta decisamente di più in lotterie e videopoker.

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