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L'aumento dell'Iva nella comunicazione aziendale

28/09/2011

Le grandi aziende come Opel e Ford,  per citare alcuni top player del settore automotive, come anche Benetton e Zara per il mondo della moda e Esselunga, Coin, Carrefour, per la distribuzione hanno scelto di non aumentare i prezzi al consumatore finale. E dunque di assorbire l'aumento dell'Iva al 21% prevista dalla recente manovra finanziaria. Un valore che per il cliente può diventare molto importante, se ci riferiamo a beni con un prezzo elevato piuttosto elevato, come può essere quello di un’autovettura nuova.

Velocissima Opel sin da 15 settembre, il giorno stesso in cui il Presidente della Repubblica Napolitano ha firmato la manovra, ha annunciato il "blocco" dell'Iva per i clienti che avevano già firmato un contratto di acquisto senza averlo ancora saldato, ma anche per tutti coloro che sottoscriveranno un ordine entro la fine del mese. I prezzi bloccati sono diventati, quindi, una nuova motivazione di acquisto e un tema da utilizzare in comunicazione.
E' nata una nuova campagna Opel di comunicazione ad hoc: “per annunciare l'iniziativa - spiegano dal marketing del gruppo - abbiamo lanciato un'azione di comunicazione a 360°, prima tramite comunicato stampa, quindi con pubblicità a mezzo stampa e televisione. Al momento questa è una campagna di loyalty per i nostri clienti, valuteremo se sarà il caso di prolungarla oltre settembre o meno”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, si è mosso anche il brand Ford che ha bloccato i prezzi fino a fine mese, promuovendo l’iniziativa con una massiccia campagna di comunicazione che è on air sia sia sui media tradizionali, che sul sito aziendale. Non tutti gli operatori, però, stanno seguendo questa strada. Nissan, ad esempio, pur avendo anch’essa evitato il ritocco dei prezzi finali, tuttavia almeno per ora, con ha dato vita ad una campagna pubblicitaria specifica. C'è poi chi gestisce gli aspetti di marketing esclusivamente tramite gli strumenti di comunicazione one-to-one.

Nel mezzo stanno le imprese che pur non aumentando i prezzi, tuttavia stanno comunicando in maniera one-to-one questa scelta aziendale, utilizzando anche il proprio sito internet. Nella home page di Tim, il visitatore trova un banner ben in evidenza che rimanda alla politica del gruppo in merito di Iva.

E gli altri? Nelle altre categorie merceologiche, soprattutto nel largo consumo, la strada più battuta è quella del silenzio. “è vero, non abbiamo alzato i prezzi dopo l'aumento dell'Iva - confermano da Coin - ma non abbiamo effettuato azioni specifiche di comunicazione al pubblico”. E da Esselunga: “al momento non sono previste campagne pubblicitarie o altri interventi di marketing sul tema dell'Iva”.
 
Sono tante le aziende che preferiscono informare la clientela dell'assorbimento dell'Iva con la comunicazione interna, nei punti vendita o sui prodotti. Come mai una scelta tanto rilevante anche in termini di immagine non viene comunicato all’esterno? Potrebbe sembrare una contraddizione o un’occasione di ingraziarsi la clientela persa.
 
E invece no. Perché l’aumento dell’1% di IVA, di fatto, si riflette in maniera rilevante sui prezzi dei prodotti a valore unitario più elevato, come le macchine. A sostenerlo è Marco Fanfani, group country manager e Ceo dell'agenzia Tbwa Italia: “il punto è che uno spostamento di prezzo dell'1% su alcune categorie merceologiche non incide in maniera drammatica sul costo finale dei beni come percepito dal cliente. Preparare una campagna pubblicitaria ad hoc per la televisione o la carta stampata implica costi piuttosto elevati, a fronte di un beneficio marginale. Anzi, si può dire che sia meglio non toccare affatto questo tema, per non rischiare di suscitare ulteriori allarmi o preoccupazioni nel pubblico”.

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