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Le piccole imprese italiane alla conquista del mondo

16/01/2012

Imprese di taglia small ma proiettate sui mercati mondiali: l'export delle aziende italiane fino a 20 dipendenti supera quello delle concorrenti più grandi (250-500 dipendenti).

Tanto che nei dieci settori più orientati alle esportazioni, il valore ha già superato i livelli pre-crisi, stando ai dati diffusi dalla Fondazione Impresa su dati Istat. Viene così sfatato il luogo comune dei "piccoli" che stentano a decollare sui mercati mondiali. 


La domanda interna debole e la recessione ormai acclarata spingono le imprese ad accelerare sull’internazionalizzazione, strada obbligata per non chiudere i battenti. Una conferma giunge anche da Gianfredo Comazzi, presidente di Federexport, la Federazione che riunisce i consorzi per l'export: ”tutti i dati confermano ormai che le esportazioni restano l'unica ancora di salvezza, ma le piccole imprese spesso si sentono dimenticate e costrette a contare solo sulle proprie forze”.

E i risultati lasciano ben sperare: le esportazioni delle piccole aziende hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 38 miliardi di euro, il 13,6% del totale italiano e contro i 34 miliardi realizzati dalle aziende più grandi.

Non sono da meno le imprese di dimensioni più piccole, quelle che hanno un numero di dipendenti fino a 10: contribuiscono ormai al 7% dell'export complessivo. 
 Dal 2008 ai primi 9 mesi del 2011 dieci nicchie merceologiche, dove il contributo dell'export vale almeno il 30% del fatturato, hanno visto crescere le esportazioni del 2,5%, sfiorando i 7 miliardi di euro, oltre i livelli raggiunti prima della crisi.

Questi risultati sono ancora più positivi se letti in un contesto, quello del valore complessivo delle esportazioni italiane, che nello stesso arco temporale, è diminuito dello 0,9%. Solo tra gennaio e settembre 2011, 2,7 miliardi sono giunti dal comparto del cuoio, che ha registrato un balzo del 7,1% rispetto al 2008, dando il maggior contributo all'export made in italy.

Ancora più rilevante è stato l’incremento delle esportazioni di abbigliamento
- quelle di abbigliamento in pelle è salito del ben +23,6%, raggiungendo 371 milioni di euro
- l’abbigliamento in pelliccia è cresciuto del +16,6% arrivando a 168 milioni.
 
Calano invece i prodotti in porcellana e ceramica (-17,8%) e le esportazioni di legno piallato (-12,7%). 


I Paesi europei sono le mete principali delle produzioni made in Italy: in 9 comparti su 10 la Francia compare tra le prime 3 destinazioni del Made in Italy. Naturalmente la destinazione varia in base al comparto:
- i produttori di cuoio e pellicce, ad esempio, hanno fitte relazioni di scambio con Hong Kong, che assorbe il 12,1% delle esportazioni. Ed è forte anche il presidio del mercato in Romania (9,6%) e Cina (8,3%).
- Oli e grassi vegetali e animali, invece, piacciono molto negli USA, dove arriva il 23,8% dell'export.
- Parigi è paese di sbocco privilegiato per l'editoria (36,9%), gli articoli tessili confezionati (tranne l'abbigliamento), i prodotti in ceramica e porcellana e gli strumenti musicali.

È diretto in Svizzera il 13,6% delle esportazioni dei capi in pelle, mentre il legno piallato e tagliato guarda alla Gran Bretagna (15%). Si orientano verso destinazioni più lontane
- i settori dell’abbigliamento in pelliccia: guardano con molto interesse alla Russia (dove destina il 15,5% dell’export), Corea del Sud, Cina e Ucraina.
- i prodotti per l'edilizia in terracotta: i Paesi del Golfo rappresentano in assoluto il primo mercato estero di sbocco. L'Arabia Saudita è prima con il 15,9%, seguita dagli Emirati Arabi Uniti (10,7%), Egitto, Libano e Giordania.


Ma mettono in guardia da Federexport sui prossimi anni. Le manovre degli ultimi anni non sembrano sostenere le priccole imprese italiane sui mercati internazionali: oltre il 50% gli stanziamenti previsti per i contributi a enti e organismi che operano nel campo dell'internazionalizzazione sono stati tagliati. Una situazione che, conclude Gianfredo Comazzi, non agevola le imprese italiane ed i loro commerci all’estero e “mette a repentaglio le attività dei consorzi, che aiutano le imprese a sbarcare sui mercati mondiali senza rinunciare alla propria autonomia”. 


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