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Nuovi investimenti in Italia per Auchan

06/09/2007

La multinazionale francesca Auchan ha un giro di affari stimato di oltre 55 miliardi, 300 mila dipendenti e 7 mila punti vendita nel mondo.

Una fortuna immensa costruita su una regola fondamentale imposta dalla famiglia proprietaria, i Mulliez, alla guida dell'impero con 500 eredi: coinvolgere i dipendenti nell'azionariato di minoranza (15%) delle società per avere sempre personale motivato ed efficiente.

Questa filosofia è stata importata anche in Italia, dove il gruppo controlla oggi oltre alla catena di ipermercati con la stessa insegna, anche i supermercati Sma (con minimarket Cityper) e le attività immobiliari con Gallerie commerciali Italia. Lo stesso gruppo possiede altre catene che fanno capo direttamente alle direzioni francesi di Leory Merlin, Brico center e Decathlon. 

Oltre alle aperture degli ipermercati, molta della fortuna del gruppo è dovuta agli investimenti in sviluppo immobiliare e gestione delle strutture attraverso una società del gruppo, la Gci, numero uno nei centri commerciali e unica ad operare con la formula del ciclo completo: dall’ideazione di un nuovo insediamento alla costruzione e alla locazione degli spazi, a sua volta un business profittevole che finanzia l'ulteriore sviluppo.

La Gci è controllata per il 51% da Immochan, società immobiliare di Auchan, e per il 49% da Simon property group, il primo real estate investment trust americano che possiede e gestisce immobili in parchi e mall di grande attrazione negli Stati Uniti, in Europa e Asia. La società che vanta 385 mila metri quadrati di superfici di vendita, 1.600 negozi e 43 strutture aperte, tutte ovviamente intorno agli ipermercati con l'insegna Auchan, ha da poco approvato un piano di investimenti diretti per oltre 500 milioni per raddoppiare la presenza in Italia nell’arco di 3 anni.

Rientrano in questo piano le recenti aperture del parco commerciale Giugliano, in provincia di Napoli (60 mila metri quadrati, 100 vetrine oltre a 11 insegne di medie dimensioni come Ikea e Mediaworld con 6 mila parcheggi) e quello del centro commerciale più grande d'Italia, Porta di Roma (100 mila metri quadrati, 220 negozi, 12 medie superfici e 9 mila posti auto).

A settembre è prevista una nuova apertura a Cinisello Balsamo, alle porte di Milano, dove è stato abbattuto un centro commerciale storico della catena per costruirne uno di nuova generazione su una superficie di 23.300 metri quadrati, 99 negozi e ben 4 mila posti auto. A dicembre sarà inaugurata nell'area di Napoli una location originale, il centro Vulcano buono di Nola, disegnato da Renzo Piano come una collina artificiale ricoperta di erba: una galleria circolare lunga un chilometro con 160 negozi, 14 medie superfici, 7.800 posti nel parcheggio, per 23 mila metri quadrati, oltre naturalmente l'iper Auchan, sistemato in un'area contigua. Previsto dal piano di crescita anche il raddoppio dei centri di Mestre, Bussolengo (Verona) e Casamassima (Bari) e i nuovi insediamenti di Messina e Catania Icom (vicino all'aeroporto) in società con l'Immobiliare europea della famiglia Zuncheddu (come per Cinisello Balsamo). Operazioni che consentono alla società di raggiungere un ritorno medio sugli investimenti dell'8% grazie alla gestione di 43 centri commerciali con un forte peso dei servizi in outsourcing (es. vigilanza e pulizia) e una guida diretta dei contratti di affitto delle superfici, fondamentale per mantenere alta l'attrattività e la redditività delle gallerie.

Nei centri di Cgi sono presenti 350 insegne di franchising e catene di negozi dirette, da Benetton a Intimissimi, da Euronics a Kasanova, fino ai punti ristoro di McDonald's e Ciao. Favro, direttore generale di Gallerie commerciali Italia, pensa anche a potenziare l’offerta ai clienti inserendo nuovi servizi, tra cui ufficio anagrafe (Comune di Rozzano nel centro Fiordaliso), banca, posta, palestra, manutenzione auto, notaio, commercialista e perfino il dentista con l'obiettivo a breve termine di arrivare all'apertura, accanto alle parafarmacie, di centri diagnostici per analisi e check-up.

Inoltre introdurrebbe volentieri nei centri commerciali, dominati dalle vetrine dell'abbigliamento, nuove categorie merceologiche come natura, complementi d'arredo e prodotti etnici e tipici, strizzando l’occhio anche alle nuove tendenze sociali che impongono maggiore responsabilità verso il territorio e l’ambiente (es. adozione di pannelli fotovoltaici, riciclo dell'acqua piovana nei servizi e risparmio energetico).

Ma su questi ultimi punti l’ostacolo maggiore per Favro è costituito proprio dai suoi clienti (le catene di negozi) che dovranno accettare di ridurre i fari a luce diurna e l'uso dei condizionatori.

Un’impresa tutt'altro che facile.

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