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La TNT in prima linea nella solidarietà

02/05/2007

«Ogni cinque secondi un bambino muore di fame». È il titolo pubblicato sul quotidiano che Peter Bakker, 40 anni compiuti da poco, Ceo del gruppo Tnt, sta leggendo mentre è in volo per Sidney. È un'intervista a James Morris, direttore esecutivo del World Food Programme, che racconta come ci sarebbe abbastanza cibo per sfamare tutti coloro che soffrono la fame nel mondo.

Il problema è raggiungerli. «La nostra attività è consegnare merci ovunque nel minor tempo possibile - pensa tra sé e sé Bakker. - Possibile che non troviamo un modo per aiutarli a consegnare il cibo?». Era il 2002 e Bakker decide di incontrare Morris. Dall'anno successivo Tnt diventa il primo donatore privato del Wfp.

«Fino a quel momento - conferma Marina Catena, responsabile relazioni con il settore privato in Italia - le Nazioni Unite non avevano mai ipotizzato l'eventualità di accedere a risorse diverse dalle donazioni degli Stati membri». Il gruppo Tnt, sede centrale ad Amsterdam, proprietario fra l'altro delle Poste olandesi, ha una divisione dedicata alle consegne espresse a livello mondiale. Con un network di quasi 1.200 tra filiali, hub e centri di smistamento, consegna ogni settimana 4 milioni di pacchi, documenti e colli in 220 Paesi. Opera con 23.400 veicoli e 44 aerei, impiega 54mila dipendenti nel mondo. Nel 2006 ha registrato ricavi pari a 6 miliardi di euro e profitti per 580 milioni, il 21,8% in più rispetto all'anno precedente.

Come si è sviluppato l'aiuto al Programma alimentare mondiale? «Il nostro approccio è estremamente pragmatico - risponde Francesca Lallai, 40 anni, responsabile Csr di Tnt Express Italy -. Abbiamo cominciato con il mettere in condivisione il nostro know-how, compreso istruire corsi di addestramento per i piloti del Wfp. Poi abbiamo strutturato una task force in caso di emergenze e creato un'attività di ricerca fondi».

Addirittura una task force? «Duecento dipendenti del gruppo - spiega Lallai - sono pronti a raggiungere qualsiasi luogo entro 48 ore dalla richiesta di aiuto del Wfp. Sono suddivisi in quattro settori: aviazione, gestione magazzini, operazioni di trasporto, comunicazione e report. La verifica, purtroppo, c'è stata con lo tsunami. In pochissimo tempo siamo stati in grado di offrire un supporto logistico per consentire i primi soccorsi ai sopravvissuti». Molte le attività di fund raising, alcune vere e proprie azioni di volontariato da parte dei dipendenti di Tnt. «Il 13 maggio, alle 10 in punto, in ogni parte del mondo, si svolgerà per il quarto anno consecutivo "Walk the World", una camminata per sensibilizzare i cittadini del pianeta sull'inaccettabile numero di bambini, donne e uomini che soffrono la fame. Per ragioni di fuso orario, inizierà l'Australia. In Italia è prevista in dieci città: a Roma sarà ai Fori Imperiali».

In cifre, qual è il valore che avete donato al World Food Programme? «In cinque anni, cioè da quando è iniziata la partnership, 32 milioni di euro. Nel 2006 i dipendenti hanno devoluto quasi 2 milioni di euro».

Responsabilità sociale è solo aiutare un'agenzia umanitaria? «No di certo. La Csr è per noi da molti anni una priorità - ribatte Francesca Lallai -. In particolare Tnt Express Italy è partner del progetto See (Sostenibilità ambientale ed energetica) supportato a livello locale dal ministero dell'Ambiente. A tutt'oggi abbiamo operato la sostituzione di un terzo della flotta aziendale e alla fine del 2008, tutti i mezzi che utilizziamo saranno a basso impatto ambientale. Inoltre, abbiamo attivato un sistema di ottimizzazione dei percorsi con l'obiettivo di ridurre sia il numero dei mezzi impiegati che i chilometri percorsi, con evidente risparmio di combustibile e quindi di emissioni inquinanti. E in tutte le nostre filiali impieghiamo esclusivamente energia proveniente da fonti completamente rinnovabili».

Tnt pubblica il Bilancio di sostenibilità e ha ottenuto le tre certificazioni ambientale, etica, di salute e prevenzione. «Tutti - conclude Lallai - a cominciare da Peter Bakker, siamo convinti che la sostenibilità dello sviluppo condizionerà consumi e mercati nei prossimi vent'anni».

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