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Calzature italiane nel mondo

18/01/2005

Filanto è un’azienda che opera nel comparto calzaturiero. Qual è lo stato di salute del comparto calzaturiero in Italia? Quali le prospettive e le problematiche del settore già da qualche anno in crisi? Quale la ricetta per affermarsi nell’era della globalizzazione. Ecco il punto di vista di Michele Zonno, Direttore Generale della Filanto Spa,
Ci indica in breve quale lo stato di salute del comparto a livello internazionale e, soprattutto, nazionale?
Secondo le ultime rilevazioni Anci il comparto assiste, ormai da tre anni, ad una contrazione sia dei volumi che dei fatturati derivanti dalle esportazioni. La globalizzazione, la presenza di nuovi paesi sul mercato e soprattutto la concorrenza sleale sono i maggiori ostacoli da affrontare.
Quanto il “caro euro” pesa sulla crisi internazionale?
“Caro euro”? Non credo che questo sia la causa principale delle difficoltà che stiamo vivendo. Ben più grave è, come detto prima, la concorrenza sleale di alcuni stati come l’India e la Cina, dove si produce a costi bassissimi, a discapito dei lavoratori e dei loro diritti per nulla riconosciuti. Sempre in questi paesi vi sono delle quote premiali per le aziende che esportano maggiori quantitativi di prodotti: su queste basi diventa davvero difficile pensare di competere sui prezzi. L’unica alternativa è rafforzare i marchi italiani e puntare sulla qualità e tracciabilità dei prodotti.

Quanto le aziende italiane devono temere la concorrenza asiatica? E’ più un ostacolo o uno stimolo a migliorare la qualità del “made in Italy”?

Più che di uno stimolo parlerei di un vero e proprio shock che ha interessato tutti i mercati internazionali. Non si può negare che con l’affermazione economica di nuovi paesi si siano aperte nuove e concrete opportunità di business. Ampie aree in cui poter esportare i prodotti italiani. Sarà importante riuscire a creare e rafforzare nel tempo le sinergie con partner stranieri. Una strada, questa, molto più facile per i grandi gruppi industriali di casa nostra. Per le piccole e medie realtà, con 15-30 dipendenti, la concorrenza asiatica rappresenta un pericolo piuttosto che uno stimolo.
7,5 milioni di paia di calzature l'anno e tre marchi propri, Filanto, Filograna e Bkt, sono un bel risultato. Quali gli obiettivi che l’azienda oggi si pone?
Obiettivi prioritari sono oggi la qualità delle collezioni e dei prodotti. Miriamo ad offrire ai nostri clienti un’ampia varietà di prodotti oltre che servizi efficienti. Un altro filone che assorbe mote nostre energie è rappresentato dalla visibilità del marchio. Pur presidiando più mercati, il nostro obiettivo aumentarne la conoscenza, costruendo una forte credibilità sul mercato.
Ci indica in ordine di importanza i 3 fattori-chiave del successo di un’azienda come Filanto?
Direi innanzitutto qualità dei prodotti. A seguire anche la capacità di presidiare i mercati attraverso i diversi canali distributivi e il controllo sul processo produttivo di filiera.
Un’ultima domanda. Come nasce la Fondazione Filograna, la casa di riposo per anziani gestita da Filanto?
Un caso piuttosto raro nell’imprenditoria meridionale in cui il business sposa la solidarietà. Il nostro è un progetto no-profit fortemente voluto dall’imprenditore Cavalier Antonio Filograna. Un uomo che ha visto nell’amore verso la propria azienda anche una forma di amore verso il proprio territorio. Per questo ha avviato un progetto finalizzato all’assistenza, materiale e non solo, di oltre 120 anziani ospiti della struttura. In area no profit siamo impegnati anche in organizzazione di rassegne teatrali ed altri eventi culturali, stiamo sviluppando interscambi con le scuole locali, nella convinzione che la promozione del territorio passa anche attraverso questo tipo di iniziative. Al di là delle singole aziende sono gli uomini il vero motore dell’economia. E’ d’obbligo per tutti noi prestare attenzione alla crescita interiore della popolazione locale perché l’intero territorio possa affermarsi a livello nazionale.

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