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Il brand Italia perde quota

scritto da Rosvanna Lattarulo - redazione@spazioimpresa.biz 13/11/2012

Parliamo di brand, anche se un po’ diversi dal solito, quelli dei Sistema Paese. Come e quanto avanzano, crescono o calano in popolarità?

 

A questo quesito dà una risposta la società di consulenza FutureBrand con la sua classifica Country Brand Index 2012-2013.

 

Un’analisi impietosa per l’Italia che segnala in un solo anno la perdita di ben 5 posizioni In testa alla classifica troviamo la Svizzera, una Nazione Modello, simbolo di stabilità economica, culturale e sociale, in grado di coltivare la libertà, la tolleranza, la trasparenza e lʼambientalismo.

 

Buona la posizione di paesi nordici come la Svezia premiata per la sua elevata qualità della vita ma anche la più vicina Germania (settima), che nonostante la crisi è riuscita a scalare 4 gradini della classifica per l’anno considerato.

 

Le notizie per l’Italia non sono altrettanto buone: penalizzato da un mix di fattori il clima politico ed economico, la tutela dell'ambiente e l'occupazione, il nostro paese perde in un solo anno ben 5 posizioni. Siamo il quindicesimo paese in cui varrebbe la pena vivere o investire, in compagnia degli altri 4 Piigs, i "maiali" d'Europa (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) afflitti da da una forte crisi economica che condividono, ma anche dagli asset culturali e naturali che offrono (forte indebitamento, squilibri macroeconomici, mercati del lavoro rigidi e misure di austerity sempre più dure).

 

Per Susanna Bellandi, presidente di FutureBrand Europa questo risultato non raccoglie gli effetti del Governo tecnico presieduto da Mario Monti. Ma non è detto che i suoi effetti non comincino a farsi vedere dall'anno prossimo: "basta guardare alla Gran Bretagna, che ha capitalizzato l'effetto Olimpiadi già quest'anno, guadagnando 2 posizioni in classifica".


 

Stando a indicatori quali il sistema di valori, la qualità della vita e la facilità di far affari, il nostro Paese si attesta tra il 21esimo e il 24esimo posto. Ma non mancano le note positive: “rimaniamo al primo posto nel mondo - prosegue Susanna Bellandi - come patria di arte, cultura e turismo.”

 

Ci impegniamo poco nel promuoverli, eppure questi steriotipi funzionano ancora. “Abbiamo il dovere di sfruttarli meglio” aggiunge la presidente.

 

Gli esperti di FutureBrand segnalano che i consumatori dei Paesi emergenti, Cina e India in testa, ci riconoscono come un'icona di stile. Un bel vantaggio che va sfruttato. La risalita è possibile e deve passare attraverso una adeguata promozione delle tipicità italiane. E, naturalmente, anche della difesa dei brand più amati del made in Italy. In questo senso “vendere agli investitori esteri i nostri marchi della moda o dell'arredamento non è un'operazione lungimirante, altrettanto sbagliato è cercare di produrre il made in Italy altrove solo perché i costi sono minori. Qualche marchio italiano sta già facendo dietrofront: penso a Bottega Veneta, o Canali. Producono di nuovo in Italia per poter vendere all'estero con più qualità. A prezzo più alto? Perché no, specie là dove i nuovi consumatori se lo possono permettere".

 

Arte e cultura declinate come cultura dell'artigianalità: potrebbe essere questa una ricetta utile per un paese ancora in piena crisi.

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